L’articolo analizza il tema dell’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo che accertano la violazione dei canoni del giusto processo.
Nel sistema della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, le sentenze della Corte europea sono vincolanti per gli Stati e tuttavia non spetta alla Corte europea indicare le misure per dare loro esecuzione. Corollario della natura dichiarativa delle sentenze della Corte europea è il margine di apprezzamento rimesso agli Stati nella scelta dei mezzi e dei modi per dare esecuzione al dictum europeo. Fatta salva tale discrezionalità, sugli Stati grava l’obbligo, anzitutto, di porre fine alla violazione e, ove possibile, di porre il ricorrente nella situazione in cui si sarebbe trovato se la violazione non si fosse verificata (restitutio in integrum). Laddove la violazione abbia inciso sul diritto al giusto processo si pone la questione di stabilire se lo Stato debba revocare la sentenza definitiva che abbia concluso il processo dichiarato iniquo.
Sulla base di queste premesse, l’articolo analizza la sentenza della Corte costituzionale n. 123/2017 con la quale è stata dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale delle norme sulla revocazione della sentenza non penale nella parte in cui non prevedono un diverso caso di revocazione della sentenza quando ciò sia necessario per conformarsi a una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell’uomo che abbia accertato la violazione dei canoni dell’equo processo.
Secondo l’Autore la sentenza in commento solleva alcune questioni critiche anzitutto in ordine al contenuto dell’obbligo di conformazione alle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo e, in secondo luogo, in relazione al rapporto tra la restitutio in integrum e l’equa soddisfazione. Tuttavia, l’esito decisorio della Corte costituzionale era obbligato, essendo necessario un intervento del legislatore per regolare le situazioni di conflitto tra il giudicato nazionale e le sentenze della Corte europea.
Infine l’autore conclude rilevando quali possibili ripercussioni potrebbe avere la sentenza della Corte costituzionale sul diverso tema del rapporto tra giudicato nazionale contrastante con le norme del diritto dell’Unione europea.

 

 

The article analyzes the issue of the execution of the judgments of the European Court of Human Rights that states the violation to the fair trial.
In the European Convention on Human Rights system, the judgments of the European Court are binding for the States, but the European Court cannot to state the measures to enforce them. Corollary of the declarative nature of the judgments of the European Court is the margin of appreciation of the States in order to choosing of means and ways to enforce the European dictum. Without prejudice to such discretion, the States are obliged, first and foremost, to put an end to the infringement and, where possible, to put the applicant in a situation equivalent to the one in which he would have been had there not been a breach of his rights (restitutio in integrum). The question arises as to whether the State must revoke the final judgment where the violation has affected the right to a fair trial.
The article analyzes the judgment of Constitutional Court no. 123/2017 stating non founded the issue of constitutional legitimacy of the rules on the revocation of the national final non-criminal judgment that don’t provide for a different case of revocation of the judgment when this is necessary to comply with a final judgment of the European Court of Human Rights that has stated the breach of the fair trial.
According to the author, the judgment in question raises some critical questions, first of all, relating to the content of the obligation of execution of the European Court of Human Rights’ judgment; secondly, on the relationship between the restitution in integrum and the fair satisfaction. However, the Constitutional Court's solution was mandatory, since it was necessary for the legislator to regulate the situations of conflict between the national final decisions and the judgments of the European Court.
Finally, the author concludes by pointing out the possible implications of the ruling of the Constitutional Court on the different issue of the contrast between a national final decisions and the European Union law.