La sentenza n. 286/2016 dichiara la illegittimità costituzionale della norma sull’attribuzione del cognome paterno ai figli superando (e contraddicendo) alcuni suoi precedenti. La nota intende dimostrare che, a dispetto di quanto argomentato dalla Corte,  tale norma non è discriminatoria verso la madre, potendosi ammettere, anche alla luce della giurisprudenza sovranazionale, che questo resti il criterio normale, salvo introdurre la possibilità di deroga. Semmai risulta più convincente l’ulteriore argomento sulla base del quale il Collegio accoglie la questione, ovvero il contrasto con il diritto all'identità personale, ma poiché la regola del patronimico è utilizzata da secoli e svolge anche una funzione pubblicistica, sarebbe stato preferibile bilanciare i due interessi mantenendo ferma la regola ed estendendo al momento della nascita la possibilità di aggiungere o modificare il cognome. Lo scritto si conclude sottolineando come a volte in tema di diseguaglianze ci si soffermi su aspetti formali, trascurandone di sostanziali, a danno dei valori stessi che giustamente si intendono affermare.

 

Judgment n. 286/2016 upholds the constitutional illegitimacy of the norm relating to the assignment of the father’s surname to a child, going beyond (and contradicting) some of its previous rulings. This case note argues that, despite the reasoning put forward by the Court, this practice is not discriminatory towards mothers, even recognising, in the light of supranational case law, that this continues to be the normal criterion, without introducing provisions for derogation. Rather the second line of reasoning considered by the Court appears to be more convincing, taking account of the contrast with the right to personal identity. However, since the patronymic rule has been adopted for centuries and serves a public policy function, it would have been preferable to strike a balance between the two interests by upholding the existing rule while providing the possibility at birth for a surname to be added or changed. The case note concludes by underlining how at times inequality is addressed in purely formal terms, while neglecting substantial aspects, to the detriment of the values that should be protected.