Il saggio prende le mosse dalla valutazione delle recenti innovazioni normative in materia di tutela del lavoro autonomo e di protezione del diritto all’equo compenso dei professionisti. L’estensione al lavoro autonomo di politiche attive di protezione e sostegno rappresenta – ad avviso dell’Autore – una svolta culturale che presenta tono costituzionale, e va di pari passo con la progressiva “evaporazione” del contratto di lavoro subordinato come paradigma classico delle modalità in cui sono rese le prestazioni lavorative. Tali sviluppi si pongono peraltro in piena sintonia con il quadro costituzionale vigente: la tutela del lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni (art. 35 Cost.), ed una lettura dell’articolo primo della Costituzione coerente con l’analisi dei lavori preparatori in Assemblea costituente evidenziano come nella fondazione della Repubblica democratica sul lavoro sia possibile cogliere non solo una inequivocabile scelta politica, tesa ad escludere che il nuovo ordine costituzionale “possa fondarsi sul privilegio, sulla nobiltà ereditaria, sulla fatica altrui” (A. Fanfani), ma anche una chiara propensione per una concezione ampia di lavoro, comprensiva di ogni contributo allo sviluppo della società, a prescindere dalla forma giuridica nella quale è reso (M. Ruini). Da qui la necessità di liberare i riferimenti costituzionali al lavoro ed ai lavoratori da ogni riduttiva lettura di matrice classista. 

 

This essay was prompted by the analysis of the most recent innovations in the field of the Protection of self-employment and the safeguard of a fair wage for the licensed professionals. The extension to self-employment of active policies of protection and support represents, in the Author’s opinion, a cultural turning point which acquires a constitutional hue, and is paralleled by the gradual fading of the Contract for Dependent Work as the classical paradigm for the forging of the modalities of any professional service. Furthermore, this development is in full harmony with the current Constitutional framework: the safeguard of jobs of any kind and of their applications (art. 35 Cost.), and the interpretation of the first article of the Italian Constitution. These two articles, consistently with the introductory workshops of the constitutional Assembly, highlight how the idea that the Italian democratic Republic is founded on Work is the result of an unmistakable political choice, aimed at rule out the possibility that the new constitutional order “can be based on privilege, on inheritable noble titles, on merits and endeavors of others” (A. Fanfani). In addition, our Constitution embraces a clear tendency to conceive Work in the amplest of ways, thereby encompassing each and every contribution that could foster the advancement of the whole society, regardless its juridical shape (M. Ruini). Thus, the necessity to erase from the Constitution any reference to a class-biased interpretation of the role of work and workers emerges decisively.