SOMMARIO: 1. La decisione del Presidente della Repubblica Napolitano di sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Procura di Palermo. – 2. I precedenti. – 3. Le argomentazioni a sostegno della decisione del Capo dello Stato e quelle a favore della tesi della Procura di Palermo. – 4. Il procedimento dinanzi alla Corte costituzionale.

1. La decisione del Presidente della Repubblica Napolitano di sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Procura di Palermo.

In data 16 luglio 2012 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dato mandato all’Avvocatura dello Stato di sollevare dinanzi alla Corte costituzionale un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Pubblico Ministero in persona del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Palermo in relazione all’attività di intercettazione telefonica da questo effettuata su utenza di altra persona nell’ambito della quale sono state captate conversazioni del Presidente della Repubblica .
Tali intercettazioni, svolte nel corso del procedimento penale pendente dinanzi alla Procura della Repubblica di Palermo sulla presunta «trattativa» tra lo Stato e la mafia al tempo delle stragi del 1992 e del 1993, erano volte ad accertare le eventuali responsabilità dell’ex Ministro dell’interno nonché ex vicepresidente del Csm ed ex senatore Nicola Mancino, testimone nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa stessa .
Il Capo dello Stato era intervenuto per la prima volta sulla questione il 21 giugno 2012, rispondendo ai giornalisti al termine di una cerimonia tenutasi a L’Aquila, quando, riferendosi alla pubblicazione di una serie di intercettazioni tra l’ex Ministro Nicola Mancino e il consigliere del Colle Loris D’Ambrosio, aveva espresso indignazione per gli “attacchi mediatici” con cui «si è alimentata una campagna di insinuazioni e sospetti nei confronti del Presidente della Repubblica e dei suoi collaboratori […] costruita sul nulla», su «interpretazioni arbitrarie e tendenziose» delle conversazioni telefoniche intercettate, talvolta persino dandone «versioni manipolate» .
Il giorno successivo, 22 giugno 2012, il pubblico ministero di Palermo Antonino Di Matteo rivelava nel corso di un’intervista pubblicata sul quotidiano «la Repubblica» che esistevano anche le trascrizioni di alcune telefonate tra Mancino e il Presidente Napolitano, e che il testo di quei colloqui registrati occasionalmente, sebbene «non minimamente rilevanti», non sarebbe stato subito distrutto, anzi, avrebbe potuto essere utilizzato per «altri fatti da sviluppare […] in altri procedimenti» .