IL CROCIFISSO NELLE AULE SCOLASTICHE DOPO STRASBURGO: UNA QUESTIONE ANCORA APERTA

Sommario: 1. Invalidità delle norme che impongono l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche. 2. Il limite della sentenza Lautsi. 3.Insufficienza della soluzione bavarese. 4. Muro bianco o muro barocco? 5.Una proposta minore


1. Invalidità delle norme che impongono l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche.
Con la sentenza Lautsi (r. 30814/06) la Gran Camera EDU, invertendo il giudizio espresso dalla decima sezione nel 2009, ha deciso che l’obbligo di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche, come è noto imposto in Italia da alcune minute norme secondarie, non viola l’art. 2 del Protocollo n. 1 (diritto dei genitori di impartire ai propri figli un’educazione conforme alle proprie convinzioni religiose e filosofiche) nè l’art. 9 CEDU (libertà religiosa).
Naturalmente, tale pronuncia non risolve la questione della compatibilità delle norme in questione con il principio di laicità dello Stato, se valutata alla luce del solo ordinamento nazionale. La CEDU garantisce uno standard comune, ma minimo, di tutela, che non preclude l’espansione delle libertà a livello interno presso gli Stati aderenti. Come si vedrà a breve, inoltre, è la stessa Corte EDU a postulare che la decisione se affiggere o no il crocefisso nelle aule, a talune condizioni, rientra nel margine di apprezzamento degli Stati: la decisione di rigetto conseguentemente seguita non indica, allora, ciò che da noi si chiamerebbe una soluzione costituzionalmente obbligata.
Veniamo, dunque, all’ennesima analisi di quest’ultimo profilo , salva la necessità, a breve, di aggiungere qualche parola sull’indirizzo maturato a Strasburgo.