Il “diritto naturale delle genti” è una formula che ritorna in tutta la riflessione matura di Vico, per come si dipana dal Diritto universale alla Scienza nuova del 1744, e che compendia il più generale rapporto tra ratio auctoritas nelle forme storiche del diritto.

Il contributo analizza come Vico riprenda tanto le problematiche classiche dell’idea romana di ius infra gentes quanto i problemi posti nel suo tempo dalla necessità di una coesistenza tra potenze sovrane affidata alle risorse, che egli declina in modo sicuramente originale rispetto a taluni suoi predecessori, di uno ius inter gentes. Da un ulteriore punto di vista, si cerca di dimostrare come la teoria vichiana del diritto delle genti sollevi, accanto a formidabili questioni di epistemologia e di metodo giuridico (intorno al valore della conoscenza storica, al linguaggio, all’interpretazione giuridica), specifici problemi di natura costituzionale intorno al rapporto tra forme del diritto e genesi e trasformazione dell’autorità politica.

 

The “natural law of peoples” is a notion emerging in the late philosophy of Giambattista Vico, from the Universal Law to the New Science of 1744, that summarizes the relationship between ratio and auctoritas in the historical forms of law.

The essay investigates firstly the intention of Vico to both revitalize the classical roman notion of ius infra gentes and to face the new challenges coming from the States as the main sovereign subjects of his times as well as the related emergence of a ius inter gentes, that he forges in a different way than some of the founders of modern international law. From a different perspective, the main political underpinnings of his legal theory are taken into account, in order to demonstrate that the “natural law of peoples” raises both epistemological issues concerning legal language and interpretation and peculiar questions concerning constitutional law in its relationship with law-making and the origin and the transformations of political authority.