1. Introduzione

Il 16 dicembre 2010 la Grande Camera della Corte EDU ha emesso la decisione sul caso noto come A. B. and C. v. Ireland, in materia di aborto. Grandi aspettative da un lato e apprensioni dall’altro si erano concentrate intorno alla sentenza in esame, che aveva tutti i presupposti per diventare una nuova Roe v. Wade , quanto all’impatto che avrebbe potuto avere un’eventuale pronuncia di condanna per l’Irlanda, sull’ordinamento irlandese. Al contrario, nella sentenza in esame la Corte ha affrontato in punta di penna il delicato compito, che le è proprio, della valutazione della conformità di discipline normative nazionali, espressive di un bilanciamento operato dagli Stati membri tra diritti costituzionalmente garantiti, con i diritti affermati dalla Convenzione, necessitanti essi stessi di un bilanciamento.
Compito ancor più arduo in un tema come quello dell’aborto in cui alla apparente convergenza della più parte delle scelte legislative nazionali verso l’affermazione di ampi margini di libertà – almeno entro certi limiti temporali - per la donna di scegliere se portare a termine una gravidanza o meno, corrispondono in realtà profonde divergenze ed incertezze relativamente al momento in cui si possa collocare l’inizio della vita, nonché relativamente allo status giuridico del concepito ed alla titolarità del diritto alla vita in capo al nascituro .