Secondo un’opinione piuttosto diffusa, Vittorio Emanuele Orlando avrebbe una visione sovranista, autoritaria e centralista del fenomeno statale. In realtà, da una più attenta lettura di alcuni dei suoi tanti scritti, sparsi nel tempo, che trattano specificamente o toccano incidentalmente il tema della sovranità, emerge una situazione diversa o, comunque, più complessa. Da un lato, Orlando mostra una certa evoluzione di pensiero in subiecta materia, correggendo o comunque mutando, in età più matura, parte delle affermazioni contenute nelle sue pagine giovanili; dall’altro lato, in Lui, una pur innegabile fede in uno Stato “forte” si combina sempre con una non meno evidente impostazione di carattere storico-istituzionalista. Egli, in ogni caso, di fronte all’altare dell’autorità sovrana, non arriverà mai a sacrificare, o perlomeno non del tutto, il presupposto legittimante del consenso popolare, ritenendo irrinunciabili i caratteri fondamentali del governo democratico-rappresentativo, le esigenze di tutela concreta delle libertà civili e politiche, gli obiettivi legati alla soddisfazione delle aspirazioni più diffuse all’interno delle varie collettività organizzate sul territorio nazionale. Né bisogna trascurare come il giurista siciliano, con una straordinaria capacità predittiva riuscirà a individuare con largo anticipo talune linee di sviluppo del diritto pubblico, specie in dimensione internazionale e sovranazionale.

 

According to a widespread opinion, Vittorio Emanuele Orlando would have a sovereign, authoritarian and centralist vision of the State. Actually, a more accurate reading of some of his many writings, scattered over time, which deal specifically or tackle by accident the subject of sovereignty, shows a different or at least far more complex situation. Orlando, on one hand, shows some evolution of thought in that matter, correcting or otherwise changing, in a more mature age, part of the statements contained in his youthful pages; on the other hand, his undeniable faith in a “strong” State is always combined with a not less obvious approach of a historical-institutionalist nature. In any case, opposite to the altar of sovereign authority, he will never sacrifice, or at least not entirely, the legitimate assumption of popular consensus, considering as indispensable the fundamental features of democratic-representative government, the need for concrete protection of the civil and political liberties, the goals linked to the satisfaction of the most widespread aspirations within the various communities organized on national territory. Nor should we neglect how the Sicilian jurist, with an extraordinary predictive capability, will be able to identify certain lines of future development of public law, especially in an international and supranational dimension.