Il saggio analizza struttura e fondamento teorico del test di proporzionalità e bilanciamento tra diritti fondamentali, per poi esaminare il modo in cui la Corte di Giustizia dell’Unione europea e la Corte EDU ne fanno concretamente uso. La tesi argomentata è nel senso che le Corti sovranazionali dei diritti applicano il test in modo più discrezionale delle Corti costituzionali nazionali. Ciò in quanto le condizioni di contesto in cui operano le Corti di Lussemburgo e Strasburgo, e in particolare la quasi totale assenza di un dialogo con gli attori politici, fanno mancare il più decisivo fattore di contenimento della creatività interpretativa e pongono al judicial activism limiti sistemici meno stringenti di quelli che gravano sulle Corti costituzionali nazionali.

 

The essay examines structure and theoretical basis of proportionality and balancing tests and analyzes the way how European Court of Justice and European Court of Human Rights have been making use of those tests over the years. The Author’s view is that ECJ and ECtHR tend to perform a more penetrating and – at the same time – more discretionary proportionality test than national constitutional Courts, since they act in a very different institutional context. In fact, the lack of an effective dialogue between supranational Courts of Human Rights and political actors operating at the same level, i.e. the lack of a credible threat of being censured by political institutions, makes it possible for judicial activism to be practiced without the systemic boundaries which bind the national Courts and push them to be deferential to Government and Legislator.