La riforma Renzi – Boschi ha riportato al centro dell’attenzione lo statuto delle opposizioni, istituto sul quale la dottrina si sta interrogando da almeno un ventennio, ed in particolare in seguito alla svolta in senso maggioritario del sistema elettorale del 1993. Il legislatore ha a più riprese tentato, senza successo, di introdurre nell’ordinamento italiano una disciplina dell’istituto, che ha dato prova di una sua indubbia efficacia in altri ordinamenti. Dal più recente dibattito sull’art. 64 Cost. sono emerse alcune criticità con riferimento alla rigidità dello statuto delle opposizioni (e dunque la sua espressa previsione in Costituzione), alla sua approvazione (da parte della maggioranza parlamentare) ed al suo eventuale contenuto (compresa l’opportunità di istituire un rappresentante o più rappresentanti, anche alla luce del nuovo assetto tendenzialmente tripolare del sistema partitico). Lo statuto delle opposizioni, pur non essendo mai stato formalmente introdotto in Costituzione, ha fatto ormai da tempo la sua comparsa nell’ordinamento italiano al livello regionale, ai fini di rispondere alle esigenze derivanti dal combinato disposto della riforma costituzionale del 1999 e di una legge elettorale a vocazione maggioritaria e bipolare. L’articolo opera una ricognizione dello stato dell’arte relativamente alla disciplina dello statuto delle opposizioni nei diversi ordinamenti regionali che hanno scelto di introdurre l’istituto, analizzando le diverse soluzioni individuate dal legislatore statutario (o regolamentare). Si propongono quindi, alla luce dell’analisi dell’esperienza regionale, alcune possibili soluzioni alle questioni emerse da ultimo nel dibattito sulla riforma del 2016.

 

The “Renzi – Boschi” constitutional reform turned once again the spotlight on the oppositions’ statute, an instrument on which scholars have been debating in the last twenty years, especially after the majoritarian turn of the electoral system in 1993. The legislator often tried to implement an oppositions’ statute (which has proven to be undoubtedly effective in other legal systems) in the Italian constitutional system, with no success. The recent debate on article 64 Cost. highlighted a number of issues, with regard to the express constitutionalization of an oppositions’ statute, its approval by a majority vote in Parliament, and its actual content (and especially whether to have one or more representatives, in the light of the new tripolar configuration of the party system). The oppositions’ statute, despite never being formally enclosed in the Constitution, was introduced in the Italian constitutional system at a regional level, in order to answer the issues stemming from the combination of the 1999 constitutional reform and a majoritarian and bipolar electoral system. The article analyses the state of the art with regard to the regulation of the oppositions’ statute in the different regional systems that chose to implement it, focusing on the different solutions devised by regional legislators. In the light of the regional experience, the author suggests some possible solutions to the issues that once again surfaced during the debate on the 2016 constitutional reform.