La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha ritenuto applicabile il divieto di un secondo giudizio, sancito dall'art. 4 Prot. VII alla Convenzione, anche ai procedimenti volti all'irrogazione di sanzioni amministrative sostanzialmente penali. L'ordinamento italiano prevede, in talune materie, la congiunta applicazione di sanzioni amministrative e penali, senza fissare criteri di coordinamento o di limitazione alla risposta punitiva. Il contributo si propone di commentare due recenti sentenze della Corte Costituzionale che, pure non accogliendo le richieste dei giudici remittenti, fissano talune condizioni affinché la previsione di una duplicazione punitiva sia legittima. Anche avvalendosi del confronto con l'esperienza nordamericana, vengono vagliate varie possibilità interpretative per armonizzare gli insegnamenti della Corte di Strasburgo con i principi costituzionali e con il tenativo del tessuto normativo nazionale di adempiere agli obblighi imposti dal diritto dell'U.E. di introdurre sanzioni effettive, proporzionali e dissuasive. 

The European Court of Human Rights consider the ne bis in idem principle, stated by Article 4 of the VII Protocol of European Convention, applicable even to administrative proceeding for criminal sanctions, without taking account the national qualification. In some branches of the Italian law, administrative enforcements can be imposed in conjunction with criminal penalties and there is not any coordination clause to avoid multipunishment. This paper analyses two recent decision of Constitutional Court that, despite rejecting the requests of the courts a quo, provided some terms for the legitimacy of double punishment. Even observing the corresponding U.S. law, we can examine some exegetical possibilities to armonize Strasbourg Court's jurisprudence with our national constitutional principles and also with the european law that often require Member States adopt penalties that are effective, proportionate and dissuasive.