Il riconoscimento giuridico delle differenze culturali e religiose rappresenta uno dei principali problemi delle democrazie contemporanee interessate dal fenomeno della multiculturalità.  La lentezza del legislatore italiano nell’affrontare le rivendicazioni identitarie e religiose delle minoranze ha determinato negli anni uno spostamento di competenze in capo al giudice, in quanto unica figura in grado di fornire risposte immediatamente fruibili. Prendendo le mosse da alcune recenti sentenze aventi ad oggetto simboli religiosi, questo saggio affronta gli altalenanti esiti della giurisprudenza italiana in ordine alla ponderazione delle istanze di libertà religiosa di alcune minoranze confessionali con le esigenze di pubblica sicurezza. Nell’assenza di precise, quanto opportune, direttrici legislative per la gestione della società multiculturale, il giudice è sempre più spesso lasciato solo nella risoluzione dei frequenti episodi di attrito generati dall’incontro tra le diverse identità collettive, dando così luogo ad esiti non sempre coerenti dal punto di vista del bilanciamento costituzionale degli interessi antagonisti.

 

The legal recognition of cultural and religious differences is one of the main problems of contemporary democracies affected by the phenomenon of multiculturalism.
The slowness of the Italian legislator in dealing with minority claims has determined over the years a shift of jurisdiction to the judge, as the only figure able to provide answers that can be immediately usable. Moving from some recent judgments dealing with identity symbols, this essay addresses the oscillating outcomes of italian jurisprudence with regard to the weighting of the religious freedom instances of some confessional minorities with the requirements of public security. In the absence of precise, as appropriate, legislative directives for the management of the multicultural society, the judge is increasingly left alone in solving the frequent friction episodes created by the meeting of different collective identities, thus giving rise to outcomes not always coherent from the point of view of the constitutional balance of antagonistic interests.