Nel costituzionalismo europeo i partiti politici costituiscono fattore di organizzazione del pluralismo sociale; si caratterizzano come strumento di formazione e selezione della classe dirigente; assumono il carattere di canale permanente di partecipazione alla vita politica; sono strutturalmente inseriti nel processo di decisione pubblica; compartecipano alla determinazione dell’indirizzo politico. Sulla scorta di tali considerazioni, la regolazione del sistema dei partiti – in Italia così come nel resto d’Europa – si sviluppa secondo una persistente tensione tra esigenze di autonomia organizzativa e necessità di protezione della democrazia. 
Il contributo si sofferma sulle contraddizioni che attraversano il fenomeno partitico in Italia in assenza di una disciplina organica che definisca il riferimento costituzionale al “metodo democratico” quale canone d’azione dei e nei partiti politici. L’analisi evidenzia le aporie presenti nel quadro normativo e la diffusione di modelli organizzativi (e di prassi) in contrasto con i principi di rappresentatività e responsabilità del ceto politico.
Alla luce di tali considerazioni, l'articolo postula la necessità di una disciplina legislativa sui livelli essenziali di democrazia nei partiti politici al fine di ricondurre gli stessi alla loro originaria dimensione di integrazione sociale; di favorire la circolazione delle élite dirigenti; di garantire l’esistenza di un ceto politico esteso, indipendente e resistente alla naturale forza centripeta del potere dei leader; di risolvere i cortocircuiti tra potere e responsabilità che la transizione della forma di governo italiana verso un modello “a trazione governativa” è idonea a generare.
L'articolo, infine, evidenzia la crescente giuridizionalizzazione dello spazio politico e, nel solco di tale tendenza, prospetta la possibilità di un progressivo riconoscimento ed ampliamento del contenuto immediatamente giustiziabile dell’art. 49 Cost.


Within European constitutionalism, political parties serve as permanent channels of political participation and social pluralism and as tools for educating and selecting the political elites; they are are structural actors of the public decision-making process; they take part in policymaking. 
Given these considerations, the regulation of political parties - in Italy and in the rest of Europe - features a everlasting tradeoff between organizational autonomy and protection of the democratic process.  
This paper assesses the typical contradictions of the Italian party-system, which lacks a coherent regulation defining the constitutional reference to the "democratic method" as a parameter for parties' action. 
In particular, the paper highlights the contradictions in the existing regulatory framework and the widespread use of organizational structures (and conventions), as well as their potential contrast with the principles of representation and accountability of the political elites.
The paper urges the need for a legislative regulation of the essential levels of democracy in political parties in order to drive them back to their original function of fostering social integration, circulation of the decision-making elites and existence of a widespread political class independent enough to be able to resist to the leader's natural influence, as well as solve the tensions between power and accountability potentially generated by the transition of the Italian form of government into a parliamentary democracy “lead by the government”.
Finally, the paper highlights the transposition to the courts of political conflicts and therefore envisions the possibility of a progressive acknowledgement of justiciable content of art. 49 of the Italian Constitution.