Basata sulla legislazione negoziata o bilaterale (i Patti lateranensi e le intese di cui agli artt. 7 e 8 Cost.) nonché sulla legge sui ‘culti ammessi’ (n. 1159/1929), la disciplina italiana che regola le relazioni fra Stato e confessioni resta sostanzialmente incentrata sulle esigenze e sugli interessi delle confessioni tradizionali. Queste, a loro volta, tendono a replicare il modello organizzativo e strutturale della Chiesa cattolica, il culto maggioritario in Italia. Ciò spiega perché, alla luce della recente geografia religiosa, tale disciplina sembra essere contraddistinta da una ‘limitata laicità’: rivolgendosi essenzialmente alle religioni tradizionalmente presenti sul territorio italiano, essa difficilmente può essere utilizzata per disciplinare il ruolo e la posizione legale di differenti (sul piano teologico e strutturale) insediamenti confessionali, alimentati in particolare dai recenti e poderosi flussi immigratori. Una situazione, questa, ulteriormente esacerbata dal fatto che le religioni, incluse le ‘neo’ minoranze confessionali, chiedono allo Stato di essere riconosciute e di non subire un differente trattamento rispetto ai culti tradizionali.

Con il presente saggio, l’autore focalizza l’attenzione sulle strategie legali e politiche che, alla luce della suddetta contrapposizione, sono adottate dalle molteplici organizzazioni confessionali per soddisfare i loro interessi e quelli dei loro aderenti. In questo senso, l’autore evidenzia il modo con cui le confessioni operano per conservare lo status di culti privilegiati (confessioni tradizionali) o per migliorare la loro posizione (neo confessioni), tenendo conto del sistema delle fonti normative, a cominciare da quelli che fanno riferimento ai principi stabiliti dalla Costituzione repubblicana.

 

Based on either the bilateral legislation (the Lateran Pacts and the Intese-agreement, as stated by Articles 7 and 8 of the 1948 Constitution) or the 1929 Law (no. 1159) on ‘admitted religions’, the Italian laws regulating the relationship State-religions remains substantially tailored on the exigencies and the notion of traditional creeds that, in turn, are manly based on the model of Catholic Church; the major religion in Italy. As a consequence, in the light of a current (unprecedented) religious and cultural diversity, the Italian laws seem to be characterized by a limited secularism: tending to privilege some denominations, those legal instruments cannot be easily used for regulating ‘different’ (theologically and structurally) religions. This problem is exacerbated by the fact that religions, including minority ones, are seeking greater role in the public space as well as the political arena. The issues related to Islamic groups are clear demonstrations of that.

With this Paper the author will focus the attention on some of these issues. In particular, he analyses the legal and political strategies through which traditional denominations seek to preserve privileges. On the other hand, he investigates the manner in which the ‘neo’ religious groups, such as Islamic ones, operate with the aim to improve their legal status, also considering the principles stated by the 1948 Constitution.