Sommario: 1. Unione europea versus ONU per l’abolizione delle mutilazioni genitali femminili. La risoluzione del Parlamento europeo del 14 giugno 2012 e la 67a Assemblea generale dell’ONU; 2. L’incidenza del modello culturale di approccio al fenomeno immigratorio sulla disciplina delle mutilazioni genitali quali reati culturalmente motivati; 3. Le mutilazioni genitali quali interventi sul corpo umano a scopo non terapeutico: quali differenze tra la concezione occidentale e non occidentale della pratica?; 4. Necessità di un’azione di omogeneizzazione e di coordinamento delle legislazioni degli Stati membri dell’Unione europea


1. Unione europea versus ONU per l’abolizione delle mutilazioni genitali femminili. La risoluzione del Parlamento europeo del 14 giugno 2012 e la 67a Assemblea generale dell’ONU

La risoluzione del Parlamento europeo del 14 giugno 2012 [2012/2684(RSP)]  sull’abolizione delle mutilazioni genitali femminili (da ora: Mgf), ad un’attenta lettura, palesa le criticità politiche e giuridiche della questione e ne propone le più opportune soluzioni, in ambito europeo ed internazionale.
Chiaro ed urgente è l’appello che essa rivolge agli Stati membri dell’UE ed all’Assemblea Generale dell’ONU all’armonizzazione delle legislazioni ed all’univocità degli interventi.
Gli Stati dell’Unione sono invitati «a continuare a ratificare gli strumenti internazionali e a dare loro attuazione attraverso una legislazione completa che proibisca ogni forma di mutilazione genitale femminile e preveda sanzioni efficaci contro i responsabili». Vi si accompagna l’osservazione che tale «legislazione dovrebbe inoltre comprendere una serie di misure di prevenzione e protezione, inclusi meccanismi di coordinamento, controllo e valutazione dell’applicazione delle leggi, migliorando altresì le condizioni che permettono alle donne e alle ragazze di segnalare casi di mutilazioni genitali femminili» .
Non mancano l’appello alla determinazione degli Stati membri a combattere questa pratica illegale  e numerose richieste indirizzate alla Commissione sulla condizione femminile: «a garantire che le misure volte a combattere la violenza di genere e a promuovere l’emancipazione delle donne siano integrate in tutte le politiche e i programmi di sviluppo dell’Unione europea attraverso il suo piano d’azione per l’uguaglianza di genere del 2010» ; «ad accordare particolare attenzione alle mutilazioni genitali femminili