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La neo istituita Supreme Court del Regno Unito: il punto di arrivo di una riforma volta a dimostrare l’indipendenza del potere giudiziario

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SOMMARIO: 1. Perche? una “nuova” Corte? Sintesi degli elementi che hanno portato alla nascita della Supreme Court britannica. 2. Un nuovo nome per una “vecchia” corte? Cosa e? cambiato e cosa e? rimasto immutato.

 

1. Perche? una “nuova” Corte? Sintesi degli elementi che hanno portato alla nascita della Supreme Court britannica. Il primo ottobre del 2009, giorno in cui la Supreme Court, istituita con il Constitutional Reform Act del 2005, si e? insediata nell’edificio preposto ad ospitarla (Middlesex Guildhall), ha segnato una svolta di rilevo nella storia costituzionale britannica che, da oltre seicento anni, vedeva una coincidenza, peraltro ben funzionante, di luogo e una, spesso solo potenziale, commistione di ruoli tra il piu? alto grado di giurisdizione (Appellate Committee della House of Lords) e la camera alta del Parlamento (House of Lords). Ma perche? cambiare un sistema che per secoli aveva funzionato? E soprattutto con quali conseguenze sul piano pratico? Per rispondere al primo dei due interrogativi anzi posti e? necessario valutare l’istituzione della Supreme Court britannica, di cui qui ci si occupa, all’interno della complessa riforma costituzionale posta in essere con il Constitutional Reform Act del 2005 che, oltre alla creazione di tale organo giurisdizionale, ha altresi? radicalmente modificato il ruolo del Lord Chancellor, affidandogli la sola funzione di Cabinet minister a capo del Department for Constitutional Affairs, e ha istituito una Appointment Commission per la selezione e la nomina dei giudici delle Corti di Inghilterra e Galles. Il tutto con lo scopo di fornire un supporto legislativo alla indipendenza del potere giudiziario dal potere esecutivo e legislativo, fin qui garantita da regole non scritte, convenzioni costituzionali, prassi e legata piu? a fattori sociologici, economici, e culturali che non legislativi in senso stretto. 1

Prima della riforma del 2005, il principio di separazione dei poteri dello Stato trovava una applicazione del tutto peculiare nel Regno Unito che concepiva tale separazione non come formale divisione di strutture e ripartizione di funzioni, ma piuttosto, secondo l’usuale approccio pragmatico britannico secondo il quale “the constitution is what happen, if it works it is constitutional” (J.A.G. Griffith), come processo capace di garantire l’indipendenza dei singoli poteri nei casi concreti: in tale ottica, dunque, si prediligeva un approccio dinamico al principio di separazione dei poteri che, attraverso un imprescindibile dialogo interistituzionale e l’utilizzo di regole di condotta non scritte, ripartiva, caso per caso, le funzioni da esercitare tra i singoli poteri. Con riferimento al potere giudiziario, la “confusione” istituzionale di funzioni creata da tale approccio dinamico al principio di separazione dei poteri, di difficile comprensione per un giurista continentale ma perfettamente funzionante ed efficace nell’ordinamento britannico anche in virtu? di prassi costituzionali di self restraint, trovava le sue massime manifestazioni in primo luogo nell’ufficio del Lord Chancellor che era, al contempo, posto a capo del giudiziario di cui faceva altresi? parte in qualita? di giudice (presiedeva l’Appellate Committee della House of Lords e il Judicial Committee of Privy Council), Ministro di Giustizia (e dunque parte di rilievo dell’esecutivo) e Speaker della House of Lords di cui era membro di diritto e, in secondo luogo, nella House of Lords, camera alta del Parlamento, al cui interno vi era una Committee (l’Appellate Committee della House of Lords) cui erano attribuite funzioni giudiziarie di ultima istanza in materia civile e penale e i cui membri (Law Lords), che erano a tutti gli effetti membri del Parlamento, erano nominati dalla Corona su proposta del Primo Ministro con il contributo (determinante) del Lord Chancellor.

Nel corso dell’ultimo decennio, pero?, tale peculiare modello di separazione dei poteri aveva iniziato a mostrare dei segnali di crisi. In particolare, si ritiene di poter individuare due fattori, uno interno all’ordinamento ed uno esterno ad esso, che hanno contribuito a rendere necessario un intervento legislativo che acclarasse la separazione del potere giudiziario da quello esecutivo e da quello legislativo. Il primo fattore che viene in rilievo e? rappresentato dalla evoluzione del ruolo dei giudici britannici che si e? avuta in maniera preponderante con l’incorporazione nel diritto nazionale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, avvenuta tramite lo Human Rights Act del 1998. Tale legge, infatti, ha attribuito ai giudici un importante ruolo costituzionale nel riconoscimento dei diritti dei singoli, conferendo agli stessi un pregnante potere interpretativo che consente loro di “riscrivere” le norme nazionali (anche non ambigue) al fine di rimuovere potenziali conflitti con la Convenzione. (esempi in tal senso si possono ritrovare nei casi R v. A (no 2) [2002] 1 AC 45, e in Re P [2008] UKHL 38). Il significativo passaggio di potere dal Parlamento ai giudici che si e? verificato attraverso il preferenziale utilizzo della “riscrittura” giurisprudenziale delle norme nazionali incompatibili con la Convenzione di cui si e? appena accennato, ha dato una maggiore visibilita? pubblica e una maggiore esposizione mediatica ai giudici, rendendo attuale quello che sino a quel momento era stato un potenziale conflitto tra i Law Lords, la House of Lords (e cioe? il potere legislativo) e il potere esecutivo; e cio? anche per la problematicita? della figura preposta a tutelare l’indipendenza del giudiziario e proteggere il suo operato nei confronti dei poteri politici, quella del Lord Chancellor, il quale, come gia? ricordato, era contemporaneamente Cabinet Minister, giudice, capo della magistratura e Speaker della House of Lords. 

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