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NOTE SULLA “NORMALIZZAZIONE” DELLA QUESTIONE DI FIDUCIA

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Il contributo affronta il tema dell’evoluzione dell’istituto della questione di fiducia nella prassi, la codificazione delle norme nei regolamenti parlamentari, le proposte di razionalizzazione per superare le degenerazioni dell’abbinamento “in simbiosi” con i maxi-emendamenti.

Inquadrare giuridicamente lo strumento della questione di fiducia significa “varcare”, in un certo senso, il sottile crinale che separa le norme parlamentari e quelle costituzionali, in una problematica collocazione «tra ordine giuridico e sistema politico». Le regole che disciplinano la questione di fiducia hanno, infatti, la loro fonte nei Regolamenti delle Camere, ma gli effetti che ne derivano hanno natura costituzionale: incidono sui rapporti tra Parlamento e Governo, su quelli all’interno della maggioranza e, in senso più ampio, su quelli tra rappresentanza parlamentare e corpo elettorale.

Dall’avvento del maggioritario l’istituto della questione di fiducia ha subito una vera e propria “normalizzazione”. Si può infatti figurativamente classificare: una “fiducia-necessitata” da scadenze costituzionali (conversione in legge di decreti-legge); una “fiducia-garanzia” come strumento per assicurare tempi certi di approvazione secondo il “cronoprogramma” di governo; una “fiducia-ricatto” come arma del Governo contro la propria maggioranza per imporre la linea su un determinato provvedimento; una “fiducia-collante”, a coesione e a tenuta di una maggioranza magari ampia ma non omogenea.

La questione di fiducia ha così modificato in maniera progressiva e incisiva il procedimento legislativo, diventando da strumento speciale sempre più strumento normale dell'iter legis, indipendentemente dall'ampiezza e dal colore della maggioranza in Parlamento, come se intorno ad essa fosse subentrata una sorta di opinio iuris ac necessitatis. Il recente dibattito sull’approvazione della nuova legge elettorale per la Camera dei Deputati (c.d. Italicum, legge 6 maggio 2015, n. 52) induce dunque a una nuova riflessione sull’istituto.

 

The text deals with the evolution of the matter of confidence within the transition of the Italian constitutional system from a proportional to a majority system, as well as with the codification of parliamentary rules, the proposals overcoming the degeneration of pairing the matter of confidence with the praxis of maxi-amendments.
The attempt to frame the matter of confidence within traditional categories of legal institutions moves along the thin ridge that marks the border between parliamentary practice and constitutional law. If its procedural framework is rooted in the parliamentary rules of procedure its effects impacts on the relations between Parliament and Government, on the balance of power within the majority, and even, in some ways, on the very legitimacy of parliamentary representation.
With the advent of a majoritarian system, there has been a “normalization” of the matter of confidence that tourned out to be: a "confidence-required" by constitutional deadlines (conversion of decree-law); hence it might be used as a "confidence-guarantee", in order to secure a specific time frame, decided by the Government, for the approval of bills; a "confidence-blackmail", meaning a weapon for Government against its majority to be used in order to impose the line on a specific measure to be adopted; a "confidence-glue", necessitated for giving cohesion to a non-homogeneous majority.
Since the advent of majoritarian system, the matter of confidence have been modifying in a progressive and effective way the legislative proceedings, by becoming from an exceptional tool into an ordinary way of making laws, independently from the size and the color of parliamentary majorities, in the conviction of its opinio iuris ac necessitatis. The recent debate on the approval of the new electoral law for the Chamber of Deputies (so-called Italicum, Law 6th May 2015, no. 52) thus induce a new consideration on the matter of confidence.

 

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