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MANCATO RINVIO PREGIUDIZIALE DI QUESTIONI INTERPRETATIVE CONCERNENTI IL DIRITTO EURO-UNITARIO E DIRITTO A UN GIUSTO PROCESSO EX ART. 6 CEDU. BREVI CONSIDERAZIONI A MARGINE DELLA DECISIONE ULLENS DE SCHOOTEN E REZABEK C. BELGIO.

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1. L’antefatto: le decisioni pronunciate dai giudici nazionali.

Lo scorso 20 settembre la Seconda Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata su due ricorsi proposti per ottenere la condanna del Regno del Belgio, previo accertamento della violazione dell’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (in seguito CEDU) perpetrata – a detta dei ricorrenti – da alcune decisioni che giudici di ultima istanza di quel Paese avevano assunto dopo essersi rifiutati di sottoporre alla Corte di giustizia dell’Unione europea questioni inerenti l’interpretazione da dare al diritto euro-unitario, la cui applicazione ai casi di specie era stata invocata, inutilmente, dalle parti .
Le vicende giudiziarie svoltesi davanti alle autorità giurisdizionali belghe, a conclusione delle quali erano stati presentati presso la cancelleria della Corte di Strasburgo i ricorsi decisi con la pronuncia in commento, sono state due. La prima si era consumata nell’ambito della giurisdizione ordinaria e della giurisdizione di legittimità . Agli amministratori di un laboratorio di biologia (denominato Biorim) erano state inflitte sanzioni penali tanto nel giudizio di primo grado (conclusosi nell’ottobre del 1998) quanto in quello di secondo grado (definito nel settembre del 2000), essendo stato riscontrato che gli stessi avevano chiesto e ottenuto l’autorizzazione a erogare prestazioni sanitarie rimborsabili dal sistema previdenziale pubblico, pur essendo privi dei requisiti stabiliti dalla normativa allora vigente in Belgio, che consentiva la partecipazione al sistema di finanziamento pubblico solo alle strutture sanitarie amministrate da medici, farmacisti e soggetti in possesso di laurea in scienze chimiche . Secondo quanto riportato nella parte in fatto della sentenza della Corte di Strasburgo in commento, in sede di appello gli imputati avevano eccepito la contrarietà al diritto euro-unitario della normativa nazionale che essi erano stati giudicati in primo grado avere violato, chiedendo che fosse sottoposta alla Corte di giustizia dell’Unione europea una questione pregiudiziale finalizzata ad accertare tale aspetto. La Cour d’appel de Bruxelles aveva invece escluso la necessità di un simile incidente, avendo statuito per la compatibilità della normativa interna con il diritto euro-unitario. Posta di fronte alla medesima questione, anche la Cour de cassation aveva giudicato non necessario ricorrere alla Corte di giustizia. Dal momento che il supremo organo della giurisdizione ordinaria belga aveva cassato la decisione della Cour d’appel de Bruxelles in merito alle richieste di risarcimento avanzate dalle parti civili, la questione della compatibilità tra la normativa interna e la normativa euro-unitaria era stata nuovamente sollevata dalla difesa degli amministratori di Biorim davanti alla Cour d’appel de Mons, unitamente alla richiesta di sottoporre la relativa questione alla Corte di giustizia.  

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