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LA DEMOCRAZIA NEI PARTITI

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Il tema del metodo democratico è tornato da qualche anno nuovamente di attualità, dopo una lunga eclisse dal dibattito costituzionalistico dovuta al subitaneo affermarsi nella dottrina della posizione secondo cui il requisito richiesto dall’art. 49, a differenza di quello prescritto per i sindacati, dovesse riguardare unicamente la modalità di azione esterna dei partiti stessi e non la loro vita interna.
I motivi per cui in Assemblea Costituente prevalse una impostazione di indifferenza costituzionale rispetto alle funzioni e al ruolo dei partiti sono indubbiamente da attribuirsi al clima e al contesto politico che richiedeva una sorta di patto non scritto tra gli stessi partiti: la promessa di reciproca auto-vigilanza al proprio interno.
Il patto, come noto, si ruppe subito, sin dalle elezioni del 18 aprile 1948 ma ciononostante l’art. 49 ha continuato a non aver attuazione, né a meritare un approfondito dibattito, neppure, quando, all’indomani della fine della Prima Repubblica, era a tutti chiaro che il sistema dei partiti stava entrando in una irreversibile crisi.
Proprio perciò e a causa di tale crisi per trattare del tema oggi occorre porsi almeno due questioni:

a.    Ha ancora senso discutere di democrazia interna ai partiti in un contesto in cui questi hanno mutato radicalmente la propria fisionomia al punto da far dubitare che al nomen corrisponda effettivamente la sostanza di partito?

b.    Quali altri strumenti, oltre i partiti, sono individuabili per consentire ciò che l’art. 49 richiede e cioè la possibilità per i cittadini di contribuire continuativamente a determinare la politica nazionale?

 

The topic of the democratic method has become actual again. It was disappeared from the Constitutional Law debate because the doctrine began affirming that the qualification required by article 49 – differently from what was required for trade unions – should concern only parties’ external way of action and not their internal life.
Inside Assemblea Costituente  a position of constitutional indifference towards parties’ functions and role was adopted because of the climate and the political context which needed a sort of non written pact between the same parties: they promised themselves to each other to monitor right inside.
As known, the pact had been immediately broken, starting from the elections held on 18 April 1948. Nevertheless, article 49 has continued not to be implemented nor to be at the core of a deepened debate, not even when, the day after the end of the First Republic, everybody knew clearly that parties’ system was entering an irreversible crisis.
Precisely because of this crisis, in order to deal with this theme nowadays two questions must be asked at least:
a.    Is still meaningful to debate on democracy inside parties in a context where these have radically changed their appearance enough to make one doubt that the party as it is really corresponds to the nomen?
b.    What other instruments beyond parties can be pinpointed in order to allow what article 49 requests, that is the possibility for citizens to contribute continously to determine the national policy?

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Rivista trimestrale inclusa nella classe A delle Riviste scientifiche dell'Area 12 - Scienze giuridiche
Direttore Responsabile della Rivista AIC: Prof. Gaetano Silvestri
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