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IL DUALISMO RIMOSSO. LA FUNZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NELLA FORMA DI GOVERNO PARLAMENTARE ITALIANA

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Gli sviluppi recenti della forma di governo in Italia sollevano numerosi interrogativi. In particolar modo suscita pressanti domande la collocazione nell’ordinamento costituzionale l’istituto del Presidente della Repubblica. Alla luce delle singole esperienze presidenziali questo lavoro intende ripercorrere l’evoluzione delle interpretazioni offerte dalla dottrina.
Emerge da questa lettura che in sede costituente, temendo tanto gli abusi del potere monarchico, quanto gli eccessi del parlamentarismo, fu elaborato un modello di forma di governo che aveva forti debiti con il modello dualista proprio della monarchia costituzionale. Ciò avvenne anche se i costituenti vollero sottolineare le discontinuità piuttosto che le continuità del passaggio dalla monarchia alla repubblica.
Non è perciò un caso che la letteratura giuspubblicistica repubblicana abbia utilizzato per lo più come chiave interpretativa dell’istituto presidenziale la dottrina del potere neutro. Essa infatti ha costantemente sottolineato il ruolo di garanzia super partes del Capo dello Stato, nell’ambito della forma di governo parlamentare, riconoscendo le prestazioni di unità che può offrire rispetto alla dialettica tra i partiti.
Questa interpretazione è ancor oggi dominante, e ha portato a  riconoscere come, in un contesto politico sempre più problematico, un progressivo ampliamento degli interventi del Presidente della Repubblica. L’ampliamento ha, a lungo andare, assunto dimensioni tali da far sostenere a parte della dottrina – criticamente o apologeticamente – un’evoluzione in chiave presidenzialista della forma di governo – un presidenzialismo strisciante – che per qualche autore addirittura sarebbe opportuno riconoscere in sede di costituzione, onde ovviare al deficit di legittimazione democratica di cui l’istituto presidenziale soffrirebbe.
Ad avvertire i rischi di espansione delle potenzialità politiche del Presidente della Repubblica inerenti all’utilizzo della teoria del potere neutro è la ricostruzione, che può farsi risalire alla riflessione di Carlo Esposito, la quale esplicita invece senza reticenze la derivazione dell’istituto presidenziale dall’istituto monarchico, osservando come esso perciò rappresenti una risorsa, ma anche una minaccia per l’ordinamento. Si tratterebbe di una risorsa in quanto il Presidente costituirebbe una figura politicamente indipendente, in grado, attraverso le funzioni  costituzionalmente attribuitegli, di rimettere in moto, ove necessario, la “macchina inceppata”, nonché di svolgere in condizioni normali una attività di mediazione finalizzata a scongiurare eventuali degenerazioni della lotta politica. Al contempo, tuttavia, l’istituto presidenziale costituirebbe una minaccia potenziale, in quanto organo monocratico, condizionato dalla personalità del suo titolare pro tempore, nonché erede della carica simbolica dell’istituto monarchico. È contro il rischio di massima espansione paventato da Esposito, per cui il Presidente si trasformerebbe in reggitore dello Stato, che la Costituzione stabilisce ben precisi limiti, in particolare tramite la forma di responsabilità prevista dall’art. 90.

 

Recent developments in the government raise many questions in Italy. In particular, it arouses pressing questions about the institution of the President of the Republic. In the light of individual presidential experiences this paper will trace the  evolution of  interpretations offered by the doctrine.
From this reading it follows that in the Constituent Assembly the constituents fear abuses of monarchical power and the excesses of parliamentarism.  They elaborate a government with large debts in front of the dualistic model of constitutional monarchy. This happened even if the constituents wanted to emphasize the discontinuity rather than the continuity of the transition from monarchy to republic.
It is not a coincidence that the literature of public law Republican has been used as the interpretive key the doctrine of the neutral power. It has consistently emphasized the role of guarantor super partes of the head of state, in the parliamentary government by recognizing the performance of unity that can provide with respect to the dialectic between the parties.
This interpretation is still dominant. It has led to the recognition of the gradual expansion of the informal acts by the President of the Republic in an increasingly challenging political environment. The expansion has such dimensions as to a part of the doctrine - critically or apologetically – sustains the evolution in a presidential government - a creeping presidentialism - that some author would be recognized within the constitution to remedy the deficit of democratic legitimacy of which the institute suffers.
The reconstruction, which can be traced back to the reflection of Carlo Esposito, warns of the potential risks of power expantion of the President of the Republic with the use of the theory of neutral power. It specifies derivation from the institution of the monarchy, noting that it therefore represents a resource, but also a threat for the government. It is a resource because the President is independent political subject able, through the functions attributed to restart, if necessary, the "machine jams" as well as to play in a normal brokerage activities aimed to ward off any degeneration of the political struggle. At the same time the institution constitutes a potential threat, as a monocratic body influenced by the personality of its owner pro tempore, as well as heir of to the symbolic institution of monarchy. It is against the risk of maximum expansion, feared by Esposito for which the President would become ruler of the state, the Constitution establishes precise limits in particular through the form of responsibility provided for in Article 90 of the Constitution.
 

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