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ALCUNI RILIEVI SUL PROCEDIMENTO ELETTORALE PER L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

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1.
Tra gli adempimenti istituzionali della XVII legislatura un posto centrale è occupato dall’elezione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il cui mandato scade il 15 maggio 2013.
Come tutti sanno, in coerenza con l’assetto esasperatamente assembleare voluto imprimere alla forma di governo, l’art. 83, 1° e 2° c., della Costituzione italiana statuisce sinteticamente che: «Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri»; e che: «All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze…».
2.
Dinnanzi a tale disposto costituzionale, l’interprete che intenda approfondire le modalità procedurali dell’elezione presidenziale, deve andare alla ricognizione delle fonti regolamentari e delle fonti-fatto che integrano, riempiendola di contenuti, una previsione oggettivamente scarna.
Ora, è innanzi tutto da rilevare in proposito che, ai sensi dell’art. 35, c. 2, del Regolamento della Camera dei deputati, il Regolamento stesso è applicato «normalmente» alle riunioni del Parlamento in seduta comune dei suoi membri; mentre l’art. 65 del Regolamento del Senato ribadisce, a sua volta, che per le sedute comuni delle due Camere si applica il Regolamento della Camera, «salva sempre la facoltà delle Camere riunite di stabilire norme diverse».
Queste disposizioni, seppure non debbano ritenersi decisive per attribuire al Parlamento in seduta comune il potere di autoregolamentazione, in quanto contenute in fonti sottoordinate, consentono comunque di revocare in dubbio la tesi risalente che, discorrendo del Parlamento in seduta comune come di un collegio “imperfetto”, negava che tale organo potesse dotarsi di un proprio regolamento. Al contrario, l’art. 64, 1 c. della Costituzione non lo esclude affatto e sembrano pertanto da accogliere le ripetute sollecitazioni della dottrina (già emerse in sede costituente) sull’opportunità che il Parlamento in seduta comune adotti una normativa autonoma per il suo funzionamento, che risulterebbe tra l’altro indispensabile per meglio dipanare e risolvere alcune delicate questioni attinenti a svariati suoi adempimenti e, in primo luogo, la verifica dei poteri dei delegati regionali, che, per quanto attiene al loro modo di nomina. ha dato la stura nel passato ad accese controversie (per es. il 13 maggio 1992 durante l’elezione di Scalfaro).

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Codice ISSN 2039-8298 (Online). La Rivista dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti è inoltre registrata presso il Tribunale di Roma - n.339 del 05.08.2010.
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Direttore Responsabile della Rivista AIC: Prof. Gaetano Silvestri
Direttori della Rivista AIC: Prof. Felice Giuffrè - Prof.ssa Elisabetta Lamarque - Prof. Alberto Lucarelli - Prof. Giovanni Tarli Barbieri


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