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LA RIFORMA RENZI E LA SPECIALITÀ REGIONALE: PROBLEMI APERTI E SOLUZIONI SBAGLIATE, OVVEROSIA CIÒ CHE NON C’È E CHE DOVREBBE ESSERCI E CIÒ CHE INVECE C’È E CHE NON DOVREBBE ESSERCI

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III SEMINARIO A.I.C. "I COSTITUZIONALISTI E LE RIFORME", Università degli Studi di Bologna, 11 giugno 2015

 

Lo scritto si interroga sui possibili sviluppi della specialità regionale a seguito della entrata in vigore del disegno di riforma costituzionale in cantiere, qualora quest’ultima dovesse andare a buon fine. In primo luogo, si rileva criticamente come la “filosofia” del disegno Renzi appaia ispirata all’idea che l’autonomia regionale debba seguitare ad articolarsi nei due “tipi” della “ordinarietà” e della “specialità”, laddove gioverebbe piuttosto puntare decisamente all’affermazione di un modello connotato da una “specialità diffusa”. Quanto ai contenuti dell’autonomia differenziata, la loro definizione è dal testo di riforma demandata al futuro adeguamento degli statuti speciali, che tuttavia tarda ormai da molti anni a vedere la luce; ciò che fa correre il rischio che la definizione stessa possa non aversi chissà per quanto tempo ancora. Notazioni critiche sono quindi svolte con riferimento alla previsione del testo di riforma secondo cui quest’ultima non si applica alle Regioni speciali. Infine, si prospetta un rilancio dell’autonomia attraverso il ricorso a soluzioni istituzionali ispirate all’idea di un regionalismo cooperativo e paritario, bisognoso di realizzarsi non tanto attraverso la sede parlamentare (una “marionetta senza anima né corpo” è definito il nuovo Senato delineato nella legge in cantiere) quanto attraverso un nuovo organo di raccordo tra gli esecutivi.


The present paper analyses the possible developments of the “specialty” of some Italian regions after the entry into force of the ongoing constitutional reform. First of all, it argues that, whereas the so-called “Renzi” reform proposal aims at maintaining the current distinction between ordinary and special regions, a better solution would be to enact a model characterized by a single “spread specialty”. Concerning moreover the contents of differentiated autonomy, the proposed reform provides for that their definition shall be delegated to the future modifications by special statutes. Since, however, such modifications are far to be adopted, the real risk is to postpone for an undetermined time the exact definitions of the boundaries of the differentiated autonomy. Furthermore, this discussion critically assesses the reason according to which the future (eventual) reform will not apply to the regions with special statutes. Finally, this paper proposes a way to regenerate the autonomy through institutional tools which are inspired by the idea of a cooperative and symmetric regionalism. Such idea could not find is concretization through the parliamentary interface (the new Senate is defined “a puppet without soul and body”), but, by contrast, through a new system of coordination between the Executives.

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