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L'elezione nella circoscrizione Estero del senatore di Nicola Di Girolamo: una complessa vicenda parlamentare tra autorizzazione all’arresto, verifica dei poteri e dimissioni spontanee

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La Giunta per le elezioni e le immunità del Senato ha esaminato per la prima volta il caso dell’elezione del senatore Di Girolamo (PdL) il 07/06/2008 in relazione ad una richiesta di autorizzazione a sottoporre il senatore alla misura cautelare degli arresti domiciliari (Doc. IV) trasmessa dal Gip di Roma al Presidente del Senato.
In applicazione dell’art. 68 Cost. e degli artt. 4 e 5 della legge n. 140 del 2003 (“Disposizioni per l’applicazione dell’art. 68 della Costituzione”) il giudice romano si era rivolto al Senato nell’ambito di un procedimento penale pendente nei confronti del senatore Di Girolamo indagato per avere falsamente attestato la propria residenza in Belgio allo scopo di potersi candidare alle elezioni politiche nella circoscrizione Estero – Ripartizione Europa.
Il requisito della residenza in una delle ripartizioni della circoscrizione Estero per godere del diritto elettorale passivo nella medesima circoscrizione è previsto dall’art. 8, comma 1, lett. b) della legge n. 459 del 2001 recante “Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero”.

All’esame della domanda di autorizzazione la Giunta del Senato dedicava tre sedute giungendo il 24/06/2008 a votare la proposta di respingere la richiesta di arresto all’unanimità e con l’astensione del senatore IdV Li Gotti. Lo stesso leader dell’IdV Di Pietro criticava l’atteggiamento bipartisan delle forze politiche in Giunta, che veniva invece apprezzato dal Presidente dell’organo camerale Follini quale “scelta di buon senso” non dettata da “spirito di casta”, e ricordava che “in sessant’anni di vita repubblicana è accaduto solo quattro volte che il Parlamento abbia votato per accogliere una richiesta di arresto e tutte per vicende di sangue” (M.F.V., Giustizia e caso Di Girolamo.

Di Pietro minaccia: rompo col Pd, in La Repubblica, 25/06/2008, p. 3). La relazione per l’Aula del senatore PD Sanna (Doc. IV, n. 1-A) escludeva il fumus persecutionis e veniva anzi osservato che “la quantità di riscontri raccolti dall’autorità giudiziaria sarebbe tale da consentire di ritenere già accertati alcuni dei reati contestati” (p. 8) i quali, però, a giudizio della Giunta, non presentavano una gravità tale da giustificare la compressione delle garanzie di funzionalità del Senato, né si ritenevano fondate le esigenze cautelari connesse alla possibilità per l’imputato di sfruttare illecitamente la carica di senatore per reiterare il reato o interferire con l’indagine.

Rispondendo al rilievo del Gip secondo il quale Di Girolamo “continuerebbe a rappresentare un corpo elettorale che essendo stato indotto in errore dalle falsità perpetrate dall’indagato non ha potuto scegliere in concreto il candidato che riteneva realmente portatore degli interessi degli elettori” (Doc. IV, n. 1, p. 12) la Giunta – che in questo ramo del Parlamento è investita sia dell’esame delle domande emesse dall’autorità giudiziaria per la concessione delle autorizzazioni costituzionalmente previste in favore delle Camere (art. 68 Cost.), sia della verifica dei poteri ai sensi dell’art. 66 Cost. – invitava a “distinguere, in questa sede, tra il pericolo di reiterazione del reato e la necessità di rimuovere gli effetti che comporterebbero – ove provate e rinvenendovi i reati previsti dalle norme incriminatrici a fondamento della richiesta di arresto – le condotte addebitate al senatore Di Girolamo, ed in primis il titolo di elettorato passivo consistente nella residenza all’estero” (Doc. IV, n. 1-A, p. 10). La relazione spiegava, infatti, che nell’esercizio della diversa prerogativa parlamentare di cui all’art. 66 Cost. “il Senato sta procedendo, con tempestività, alla verifica di tale titolo del senatore Di Girolamo”, “indipendentemente ed autonomamente dall’indagine penale” (Ibidem).

L’Assemblea del Senato nella seduta n. 60 del 24/09/2008, votando a scrutinio segreto, confermava la proposta della Giunta con 204 voti a favore, 43 contrari e 11 astenuti. Durante la discussione in Aula, gli interventi del sen. Malan (PdL) e del sen. Li Gotti (IdV), entrambi membri della Giunta, facevano riemergere la peculiare sovrapposizione – una costante del caso Di Girolamo – tra la richiesta di arresto per fatti di reato che dimostrerebbero l’assenza del requisito elettorale passivo e il procedimento di convalida dell’elezione del senatore: mentre il sen. Malan, censurando la richiesta di autorizzazione, sottolineava che l’esercizio illegittimo della funzione parlamentare può essere valutato solo dal Senato e nell’esercizio della competenza di cui all’art. 66 Cost., il sen. Li Gotti, quasi anticipando il giudizio sui titoli di ammissione, preannunciava il voto contrario del proprio gruppo “a difesa del plenum assembleare e della legittimità di coloro che hanno diritto a farne parte” (Atti Senato, XVI legislatura, seduta n. 60 del 24/09/2008, Resoconto stenografico, p. 12).

Il procedimento di verifica dell’elezione del sen. Di Girolamo aveva effettivamente inizio davanti alla medesima Giunta delle elezioni ed immunità il 15/07/2008 dietro ricorso di Raffale Fantetti, primo dei non eletti nella lista del PdL nella ripartizione Europa. Ai sensi dell’art. 13 del regolamento di verifica dei poteri la Giunta deliberava l’istituzione di un Comitato inquirente per lo svolgimento dell’attività istruttoria. L’organismo interno alla Giunta procedeva ad esame testimoniale, confronto fra testi e ad acquisizioni documentali, alcune delle quali tratte dal fascicolo processuale penale trasmesso dall’autorità giudiziaria con la richiesta di autorizzazione. Il 07/10/2008 la Giunta, su conforme proposta dei due correlatori (Augello, PdL, e Li Gotti, IdV), deliberava all’unanimità di contestare l’elezione fissando al 20/10/2008 la data dell’udienza pubblica (Capo IV del regolamento di verifica dei poteri) dove realizzare il contraddittorio fra le parti.

La difesa del senatore Di Girolamo si concentrava, fra l’altro, sulla contestazione della legittimità costituzionale dalla legge c.d. Tremaglia n. 459 del 2001. Veniva in particolare denunciato l’art. 8 comma 1, lett. b), che prescrive il requisito della residenza nella ripartizione Estero, perché potenzialmente in contrasto con gli artt. 51 e 67 Cost.

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