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È tempo di dare la parola alla persona offesa dal reato nella discussione finale ex art. 523 c.p.p. (riconosciuta all’imputato ma non alla sua vittima non costituita parte civile), passibile di una censura di incostituzionalità nella formulazione attuale

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Il presidio della nullità per inosservanza delle norme che prescrivono « la citazione in giudizio della persona offesa dal reato e del querelante » (art. 178 c.p.p.) può intendersi in due modi (o in senso forte o in senso debole):o quella citazione viene riguardata quale proiezione e immanenza nel terreno dibattimentale della persona offesa per l’utilità intrinseca del suo sapere ai fini dell’accertamento processuale il quale deve raggiungere il massimo grado dato che l’art. 530, co.,1, c. p. p. richiede che la responsabilità dell’imputato risulti oltre ogni ragionevole dubbio; oppure è solo strumentale per dar la possibilità alla persona offesa di coltivare il suo specifico interesse risarcitorio e “ trasformarsi ”, cioè di abbandonare il suo status per acquistare quello della parte civile che affianca, di fatto, il P.M. nell’accusa in giudizio (c. d. accusa privata). Nel primo caso, si tratta, per il sistema, di una garanzia generale, nel secondo di una tutela individuale.

Se quello della discussione (art. 523 c .p. p.) è uno spazio difensivo per trattare della responsabilità dell’imputato, della sua punibilità, registriamo la difesa delle posizioni dell’imputato ma non quella della persona offesa e che pure ha un interesse proprio, uguale e contrario al primo (specie quando il P.M. chieda in udienza l’assoluzione dell’imputato o quando la persona offesa è il querelante e per quell’assoluzione potrebbe essere condannato alle spese e ai danni ai sensi dell’art. 542 c. p. p.).

Emerge un interesse difensivo autonomo riconoscibile ma non riconosciuto dall’attuale sistema, che esclude la persona offesa dal novero dei soggetti che possono partecipare alla discussione finale e avere in ultimo la parola.

Bisogna distinguere le situazioni di dovere da quelle di potere: la persona offesa dichiarante in dibattimento, quando è chiamata (vocatio) dal pubblico ministero a rendere testimonianza e il cui ufficio è obbligatorio, è diversa da quella che esercita i suoi poteri difensivi di cui è dotata (artt. 90 e 101 c.p.p.).

Ove, lo ius ad loquendum non potesse impiantarsi sulla base dell’art. 90 c.p.p. dovrebbe essere possibile indicare un vulnus per la persona offesa quale soggetto escluso tra quelli che possono prendere la parola ai sensi dell’art. 523, co.1, c. p. p., e quindi potrebbe eccepirsi l’incostituzionalità dell’art. 523 c. p. p. per contrasto con l’art. 24 Cost. ma anche con l’art. 3 Cost. poiché irragionevolmente il nuovo codice Vassalli accresce la figura della persona dotandola di nuovi poteri, prevede la sua citazione in dibattimento e a pena di nullità, ma poi il suo intervento svanisce nella discussione finale (una costruzione a mezza altezza: si riconosce la vita ma non la vitalità). Lo statuto costituzionale è irrefutabile.

 

The presumption of nullity for failure to comply with the rules that prescribe "the suing of the offended person and the plaintiff" (Article 178 of the Code of Criminal Procedure) can be understood in two ways (or in a strong or weak sense): or that citation is regarded as a projection and immanence in the trial ground of the injured person due to the intrinsic usefulness of his knowledge for the purposes of procedural verification, which must reach the maximum degree given that the art. 530, co., 1, c. p. p. requires that the responsibility of the accused be beyond reasonable doubt; or it is only instrumental to give the offended person the opportunity to cultivate his specific compensatory interest and "transform", that is to abandon his status in order to acquire the one of the civil party who, in fact, supports P.M. in the indictment in court (c) of private accusation). In the first case, it is a general guarantee for the system, in the second case of an individual protection.

If that of the discussion (Article 523 of the Civil Code) is a defensive space for dealing with the responsibility of the accused, his punishment, we register the defense of the defendant's positions but not that of the injured person who also has an interest of his own, equal and contrary to the first (especially when the PM asks at the hearing the acquittal of the accused or when the offended person is the plaintiff and for that acquittal could be condemned to the costs and damages pursuant to Article 542 of the Code of Criminal Procedure).

There emerges an autonomous defensive interest recognizable but not recognized by the current system, which excludes the offended person from the list of subjects who can participate in the final discussion and have the last word.

It is necessary to distinguish the situations of duty from those of power: the offending person declaring in trial, when it is called (vocation) by the public prosecutor to give testimony and whose office is obligatory, is different from that which exercises its defensive powers of which it is equipped (articles 90 and 101 cpp).

Where, the ius ad loquendum could not be implanted on the basis of art. 90 c.p.p. it should be possible to indicate a vulnus for the offended person as an excluded subject among those who can take the floor pursuant to art. 523, co.1, c. p. p., and therefore the unconstitutionality of art. 523 c. p. p. by contrast with the art. 24 of the Constitution but also with art. 3 of the Constitution because unreasonably the new Vassalli code increases the figure of the person endowing it with new powers, foresees his quotation in trial and at pain of nullity, but then his intervention vanishes in the final discussion (a half-height construction: life is recognized but not the vitality). The constitutional status is irrefutable.

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