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IL TRATTATO DI LISBONA QUALE FATTORE DI INNOVAZIONE DELL'ORGANIZZAZIONE E DEL FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANI DI GOVERNO REGIONALI. IN PARTICOLARE, LA REGIONE VENETO

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SOMMARIO: 1. L’attivismo dei legislatori regionali e la convergenza spontanea verso un comune modello organizzativo, almeno formalmente – 2. Il prospettato cambiamento dell’organizzazione interna del Consiglio (e della Giunta) – 3. L’importanza della sessione europea, tra programmazione e recepimento – 4. Il controllo sulle proposte legislative europee: la cooperazione interistituzionale, le intese e la verifica sulla sussidiarietà – 5. Dall’approvazione della l.r. Veneto n. 26 del 2011 alla sua attuazione: alcuni segnali incoraggianti e qualche criticità sul fronte della partecipazione regionale agli affari europei

1.L’attivismo dei legislatori regionali e la convergenza spontanea verso un comune modello organizzativo, almeno formalmente
Dalla firma del Trattato di Lisbona, il 13 dicembre 2007 ad oggi i Consigli regionali, anche sulla base delle nuove previsioni contenute nei Trattati europei - e ancor prima del completamento del processo di ratifica in molti casi - hanno manifestato un crescente attivismo sul fronte della regolazione per via legislativa delle modalità di partecipazione delle rispettive Regioni agli affari europei, nonostante la disciplina in materia si sia rivelata invece generalmente modesta negli Statuti e nei regolamenti consiliari.
Tre, in particolare, sono gli articoli dei Trattati europei e dei protocolli ad essi annessi che hanno favorito l’avvio di questa stagione di riforma, a ridosso dell’approvazione dei nuovi Statuti regionali (generalmente dopo la loro entrata in vigore): l’art. 4, par. 2 TUE, che, nel riferirsi alle identità costituzionali nazionali insite nelle strutture fondamentali, politiche e costituzionali degli Stati membri, le collega ora anche al sistema delle autonomie regionali e locali; l’art. 5, par. 3 TUE, sul principio di sussidiarietà che, come rivisitato, impone di tenere conto, nell’apprezzamento da parte delle Istituzioni dell’Unione europea del livello di governo più idoneo a perseguire gli obiettivi dell’azione prevista, anche delle autonomie regionali e locali; infine, più direttamente e in coerenza con la nuova formulazione del principio di sussidiarietà, l’art. 6 del protocollo n. 2 annesso al Trattato di Lisbona che prevede, all’occorrenza , la consultazione dei “Parlamenti” regionali dotati di poteri legislativi – e quindi anche dei Consigli regionali italiani, sebbene il nomen Parlamento sia ad essi precluso – da parte dei Parlamenti nazionali nell’ambito del controllo sul rispetto di tale principio .
 

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