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LA CORTE DI STRASBURGO TRA COERENZE E INCOERENZE DELLA DISCIPLINA IN MATERIA DI PROCREAZIONE ASSISTITA E INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA: QUANDO I “GIOCHI DI PAROLE” DIVENGONO DECISIVI

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Dopo aver dato luogo, negli ultimi anni, a notevoli tensioni applicative tra le “mura” domestiche, la disciplina in materia di fecondazione artificiale acquista anche una problematica dimensione giurisprudenziale europea, per via del recentissimo intervento della Corte di Strasburgo (Costa et Pavan c. Italie, II sezione, arrêt 28 agosto 2012) che all’unanimità ha condannato il nostro Paese per violazione dell’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
Il clamore mediatico della vicenda, così come le vistose imprecisioni che caratterizzano i resoconti dei media, suggeriscono anzitutto un conciso riferimento ai fatti. Una coppia di coniugi italiani si rivolge nel 2010 alla Corte di Strasburgo lamentando l’impossibilità di accedere (in quanto coppia fertile) alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) messe a punto con la legge n. 40 del 2004 e - conseguentemente a ciò - il pregiudizio che deriva dal non poter sottoporre l’embrione o gli embrioni (che in ipotesi, verrebbero ottenuti in laboratorio) a diagnosi genetica c.d. preimpianto . Tale duplice preclusione appare ai ricorrenti lesiva del proprio interesse a generare un figlio che non sia affetto da fibrosi cistica, patologia della quale la coppia ha scoperto di essere portatrice sana a seguito della nascita di una figlia affetta dalla medesima, e che è alla base pure dei dolorosi sviluppi della storia familiare, ovvero di una successiva interruzione volontaria di gravidanza cui la sig.ra Costa si è sottoposta (dopo una diagnosi prenatale che indicava, in un nuovo concepito per le vie naturali, ancora la presenza di fibrosi cistica); si tratterebbe quindi, ad avviso degli istanti, di una preclusione lesiva del diritto al rispetto della vita privata e familiare, protetto dall’8 Cedu e arricchito dalle numerose elaborazioni offerte nel corso del tempo dalla Corte europea, che ne avrebbe in particolare ricavato il diritto al rispetto delle decisioni di divenire o di non divenire genitori, “notamment au sens génétique du terme” (§ 48) . 

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Codice ISSN 2039-8298 (Online). La Rivista dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti è inoltre registrata presso il Tribunale di Roma - n.339 del 05.08.2010.
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