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CANCELLAZIONE E OBLIO: COME LA RIMOZIONE DEL PASSATO, IN BILICO TRA TUTELA DELL’IDENTITÀ PERSONALE E PROTEZIONE DEI DATI, SI IMPONE ANCHE NELLA RETE, QUALI ANTICORPI SI POSSONO SVILUPPARE, E, INFINE, CUI PRODEST?

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Il contributo prende le mosse dalla recente approvazione del regolamento (UE) 2016/679, del 27 aprile 2016, del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, abrogativo della direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati). Com’è noto, l’art. 17 prevede il diritto alla cancellazione (“diritto all’oblio”), stabilendo che sia possibile ottenere dal titolare di un trattamento la cancellazione dei propri dati personali in presenza di determinati requisiti, variamente concernenti l’attualità/necessità dei dati stessi, l’illiceità ab origine del trattamento, ed altri aspetti sui quali ci si soffermerà nell’intervento.

Diritto, d’altra parte, doppiamente condizionato: da un lato tecnologicamente, poiché il comma 2 prevede che l’obbligo di cancellazione per il titolare del trattamento agisca tenuto conto della tecnologia disponibile e dei costi di attuazione; dall’altro dal rispetto di altri diritti e interessi ritenuti meritevoli di (pari o superiore) tutela, quale, in primis, l’esercizio del diritto alla libertà di espressione e di informazione.

Lo scritto mette in luce le differenze esistenti tra cancellazione di dati e oblio, anche alla luce della più recente giurisprudenza, soprattutto europea, per sostenere come, pur in presenza di diritti di cancellazione, non possa configurarsi né come costituzionalmente legittima né come auspicabile l’affermazione di un autentico diritto all’oblio.

Per fare questo si affrontano alcune distinzioni concettuali, al fine di ricavare gli elementi che qualificano una nozione più circoscritta di diritto all’oblio, e, una volta sgombrato il campo dalle possibili sovrapposizioni tra figure sostanzialmente differenti, si tenta di definire il “nucleo duro” del diritto all’oblio, sia in relazione al diritto alla riservatezza sia a quello all’identità personale.

Identificato il nucleo duro come il contenuto proprio del diritto all’oblio, si riflette brevemente sulla sua natura di diritto fondamentale, in particolare con riguardo alla sua “giustiziabilità”.

 

This paper moves from the recent adoption of the General Data Protection Regulation (EU) 2016/679. The article 17 establishes the right to erasure stating that the data subject shall have the right to obtain from the controller the erasure of personal data concerning him or her without undue delay and the controller shall have the obligation to erase personal data without undue delay under some conditions: among them, the condition of data unlawfully processed.

This right is anyway limited, in a double sense: indeed the controller must delate taking in consideration the available technology and the cost of implementation, and other rights are protected like or more than the right to erasure (or “to be forgotten”), specially the freedom of expression.

The paper, analyzing the recent (most European) case-law, tries to distinguish between “right to erasure” and “right to be forgotten”, expressions both used by the European Regulation, and it aims at demonstrating that a right to be forgotten is not useful neither constitutionally grounded.

The core of the right to be forgotten is individuated both in relation with the right to privacy and to the right to personal identity, and the final reflections focus on the very nature of this right and the possibility to characterize it as a fundamental right, in particular looking at the feature of access to justice. 

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