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LA RESPONSABILITÀ CIVILE DEI MAGISTRATI: EVOLUZIONE NORMATIVA E PROPOSTE DI RIFORMA

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SOMMARIO: 1. Dalla disciplina del 1865 al referendum del 1987. – 2. La legge 13 aprile 1988, n. 117. – 3. I progetti di riforma della normativa sulla responsabilità civile dei magistrati. – 4. Conclusioni.


1. Dalla disciplina del 1865 al referendum del 1987.

La disciplina della responsabilità civile degli appartenenti all’ordine giudiziario è da tempo oggetto di richieste di riforma, divenute peraltro, nell’attuale momento storico, particolarmente insistenti e pressanti. La presente analisi mira pertanto alla ricostruzione dell’evoluzione della normativa di tale responsabilità del magistrato nel nostro ordinamento, dal Codice di procedura civile del 1865 all’attuale legge n. 117 del 1988, nonché delle recenti proposte di modifica della stessa.
Nel periodo liberale e in quello fascista la responsabilità civile per i danni ingiusti provocati dal magistrato nell’esercizio delle sue funzioni era pressoché esclusa, o comunque considerevolmente limitata.
Il Codice di procedura civile del 1865 (artt. 783 ss.) e, successivamente, il Codice di procedura civile del 1940 (artt. 55, 56 e 74), circoscrivevano la responsabilità del magistrato a casi estremamente limitati, ossia ai casi di dolo, frode, concussione e denegata giustizia, con una notevole disparità di trattamento rispetto agli altri impiegati civili dello Stato, che rispondevano invece anche per colpa grave .
Il Codice del 1865 dedicava dieci articoli alla «azione civile contro le autorità giudiziarie e gli ufficiali del Ministero Pubblico». In base all’art. 783, questi erano civilmente responsabili in tre gruppi di ipotesi: 1) quando, nell’esercizio delle loro funzioni, fossero imputabili di dolo, frode o concussione; 2) quando rifiutassero di provvedere sulle domande delle parti, o tralasciassero di giudicare cause che dovevano essere decise; 3) negli altri casi previsti dalla legge .
 

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