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DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA E DEMOCRAZIA DIRETTA NEL PENSIERO DI NORBERTO BOBBIO

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La riflessione di Bobbio sulle forme di manifestazione della democrazia si è sviluppata in tre momenti, corrispondenti a tre fasi della sua esperienza di vita, e della storia d’Italia. Nella prima fase, quella degli scritti “militanti” immediatamente successivi alla fine della guerra, la democrazia è intesa essenzialmente come “riconquista degli spazi perduti”, nel senso della riconquista di una dimensione partecipativa della società nella politica. È in questi anni che Bobbio valorizza la dicotomia tra democrazia diretta e indiretta, dove è la prima a dover soppiantare le tradizionali concezioni della rappresentanza ereditate dallo Stato liberale. La seconda fase è quella del riflusso dopo la breve stagione dell’impegno politico. È qui che Bobbio sviluppa le sue celebri dicotomie analitiche, allo scopo di dare sostanza definitoria “minima” alla parola (democrazia in senso descrittivo/prescrittivo, procedurale/sostanziale, liberale/socialista, e soprattutto diretta/rappresentativa, dove il termine “diretta” è inteso in senso completamente diverso rispetto a quello degli scritti “militanti” della prima fase). Nella terza fase, coincidente con la “grande crisi” della Repubblica a partire dall’inizio degli anni ’90, Bobbio recupera il piglio dell’intellettuale engagé, ma nella forma della coscienza critica dell’Italia civile che denuncia i “nuovi dispotismi” polemizzando contro le degenerazioni della democrazia semplificata, di mera investitura. L’aggettivo “diretta”, in questa terza stagione del suo impegno intellettuale, assume il diverso (e negativo) significato di un “rapporto diretto”, rovesciato e malato, tra il leader politico e il suo popolo di plaudenti sudditi (sua è l’invenzione della formula “democrazia dell’applauso”). L’analisi diacronica delle tre fasi del pensiero di Bobbio sulla democrazia ci restituisce l’immagine di un “democratico perennemente insoddisfatto”, consapevole della costitutiva fragilità di quell’equilibrio perennemente instabile, frutto del diverso e di volta in volta ridiscusso bilanciamento tra valori, metodi e ideali, sotto la continua minaccia di essere travolto dalla “rozza materia” e i cui esiti devono essere pertanto considerati sempre relativi e provvisori.

 

Bobbio’s reflection on democracy’s forms of manifestation developed in three periods, which correspond to three phases of his life experience, and of Italy’s history. In the first phase, in the “militant” works of the years immediately after World War II, democracy means essentially “reconquest of the lost spaces”, that is a reconquest of the participative dimension in the society and in the political life. In these years Bobbio enhances the dichotomy between direct and indirect democracy, where it is the first one that must replace the traditional conceptions of representativeness, heritage of liberal State. The second phase marks a reaction after the short season of political engagement. Bobbio develops here his well-known analytic dichotomies, with the aim to give a minimum definition to the term “democracy” (descriptive/prescriptive, procedural/substantial, liberal/socialist, and – above all – direct/representative, where the word “direct” means something completely different, compared to the “militant” works of the first phase). In the third phase, corresponding with the “great crisis” of Italian Republic at the beginning of years ’90, Bobbio regains the manner of an “engaged” intellectual, as the critical conscience of Italian civil society, who exposes the “new despotisms” and argues against degenerations of a simplified democracy, a “mere investiture” democracy. The adjective “direct”, in this third season of his intellectual engagement, means something different (and negative): a direct (and overturned) relationship between the political leader and his people of applauding subjects. A diachronical analysis of the three phases of Bobbio’s thought on democracy returns us the image of an “always unsatisfied democrat”, conscious of the frailty of that perpetually unstable equilibrium. An equilibrium which is the result of the different and day by day questioned balance between values, methods, ideals, under the continuous threat to be swept away by the “rough matter”, whose success must be always considered as relative and provisional.

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