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EFFETTI DIRETTI DELLE NORME EUROUNITARIE E COSTITUZIONE

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Dopo aver rilevato la differenza esistente tra efficacia e applicazione diretta delle norme dell’Unione europea, lo scritto tratta del loro fondamento dal punto di vista interno, dalla comune opinione rinvenuto – come si sa – nell’art. 11 Cost. Una ricostruzione, questa, che non sembra essere del tutto persuasiva, ove si consideri che la Costituzione resta in realtà silente circa i modi con cui possono concretarsi le limitazioni della sovranità dello Stato in funzione della salvaguardia della pace e della giustizia tra le Nazioni. Si passa, poi, a riconsiderare la tesi corrente del primato del diritto sovranazionale sul diritto interno e si rileva come esso soggiaccia a costante verifica in ragione di ciò che in concreto dispongono le singole norme dell’Unione in rapporto alle norme interne, dovendosi ogni volta stabilire, in caso di anti-nomia, quale di esse prevalga sull’altra alla luce del canone fondamentale della massima espansione della tutela offerta ai diritti fondamentali e, in genere, agli interessi costituzionalmente protetti. Ci si interroga quindi sui modi con cui il primato stesso può realizzarsi e si sottopone a critica la tesi comunemente accolta, secondo cui le norme legislative interne contrarie a norme dell’Unione non self-executing dovrebbero essere portate al giudizio della Corte costituzionale e, se del caso, appunto annullate. Si fa, infine, notare che talora l’applicazione diretta prende corpo in modo mascherato, attraverso operazioni forzate di interpretazione delle leggi in senso conforme a norme non self-executing dell’Unione e ci si interroga a riguardo dei modi con cui si rende possibile porre rimedio ad usi scorretti delle tecniche interpretative, specie attraverso il c.d. “dialogo” tra le Corti.

 

After having pointed out the difference between effectiveness and direct application of European Union law, the paper, firstly, focuses on the alleged constitutional basis which is generally, but not completely convincing according to the Author, considered to be Article 11 of the Constitution. Secondly, the paper goes on  by reconsidering the theory of primacy of  EU law over national law, and, more precisely, by arguing that the said primacy should be asessed on a case by case approach. The fundamental criteria guiding the assessing analysis should be the search of the greatest possible expansion of the protection afforded to the fundamental rights at stake. The third part of the paper focuses on the ways in which primacy could be enforced. More precisely, the Author criticizes the thesis according to which the not self-executing provisions of EU law should be reviewed and eventually stroked down only by the Italian Constitutional Court. Finally, it is pointed out as, sometimes, direct application of EU law is hidden by the (forced) attempt to interpret the national legislation in conformity to non self-executing provisions of EU law. Is judicial dialogue able to avoid the not correct interpretative attitudes of national and European courts? This is the last question which is raised by the Author.

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