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La Babele (o la Pentecoste) delle lingue nell'Unione Europea

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1. Il regime linguistico dell’Unione europea Tra gli obiettivi dell’Unione europea vi e? il rispetto della «ricchezza della sua diversita? culturale e linguistica» (art. 3 TUE), a cui corrisponde, a livello istituzionale, il principio del plurilinguismo e della parita? tra le lingue ufficiali. Il regime linguistico delle istituzioni europee, ai sensi dell’art. 342 TFUE (gia? art. 290 TCE), «e? fissato [...] dal Consiglio, che delibera all'unanimita? mediante regolamenti». Il risultato delle deliberazioni del Consiglio e? rappresentato dal regolamento n. 1/58, piu? volte modificato1, secondo il quale: «Le lingue ufficiali e le lingue di lavoro delle istituzioni dell’Unione sono la lingua bulgara, la lingua ceca, la lingua danese, la lingua estone, la lingua finlandese, la lingua francese, la lingua greca, la lingua inglese, la lingua irlandese, la lingua italiana, la lingua lettone, la lingua lituana, la lingua maltese, la lingua olandese, la lingua polacca, la lingua portoghese, la lingua rumena, la lingua slovacca, la lingua slovena, la lingua spagnola, la lingua svedese, la lingua tedesca e la lingua ungherese» (art. 1). L’Unione europea ha, quindi, 23 lingue ufficiali – le quali continuano ad essere meno numerose degli Stati membri in quanto alcune di esse sono usate in piu? paesi – ed usa tre alfabeti: il latino, il greco e il cirillico. Lo status di lingua ufficiale e di lavoro ha due conseguenze principali: il diritto del cittadino dell’Unione di scrivere alle istituzioni europee in una delle lingue menzionate e di ricevere una risposta nella stessa lingua (art. 24 TFUE, gia? art. 21 TCE); la pubblicazione dei regolamenti e degli altri atti normativi dell’UE in tutte le lingue ufficiali e di lavoro sulla Gazzetta ufficiale europea (art. 4 del regolamento). 

 

Ne risulta che non tutti gli atti delle istituzioni sono tradotti nelle 23 lingue ufficiali: i testi diretti dalle istituzioni ad uno Stato membro o a determinati destinatari – quali le note indirizzate alle autorita? nazionali, le decisioni indirizzate a singoli soggetti, nonche? l’insieme della corrispondenza – vengono tradotti soltanto nelle lingue richieste (artt. 2 e 3 del regolamento). Lo stesso regolamento, inoltre, demanda alle singole istituzioni la possibilita? di determinare le modalita? di applicazione del regime linguistico europeo nei propri regolamenti interni (art. 6). In base alle scelte compiute dalle singole istituzioni, queste ultime possono suddividersi in due tipologie: la prima comprende gli organismi rappresentativi, in cui le lingue ufficiali coincidono effettivamente anche con quelle di lavoro; alla seconda, invece, appartengono gli organismi che tutelano gli interessi generali della Comunita?, nei quali il numero delle lingue effettivamente utilizzate varia da una a tre.

 

Tra le istituzioni della prima categoria emerge il Parlamento, il quale opera nel piu? rigoroso e completo regime di plurilinguismo; mentre per quanto riguarda gli altri organi, ad esempio, la Commissione ha adottato l’inglese, il francese ed il tedesco e la Corte di Giustizia ha come lingua interna di lavoro il francese. Di conseguenza, anche se il regolamento non chiarisce la differenza tra lingue ufficiali e lingue di lavoro, le pratiche linguistiche de facto esistenti hanno sancito come «lingue ufficiali» quelle utilizzate nella comunicazione esterna (tra l’istituzione e i cittadini), e come «lingue di lavoro» quelle utilizzate nella comunicazione interna (inter- e intra-istituzionale)2. Ogni istituzione comunitaria dispone poi di un dipartimento che si occupa dei servizi di traduzione e interpretariato, oltre alla presenza di due enti autonomi, il Servizio Comune Interpretazione-Conferenze ed il Centro di traduzione degli organismi dell’Unione europea, al servizio delle agenzie decentrate e degli altri organismi che non dispongono di traduttori alle proprie dirette dipendenze3. Per avere un’idea concreta del quadro delineato, si riportano i dati del servizio di traduzione del Parlamento europeo: al suo interno lavorano circa 700 traduttori e 170 giuristi linguisti incaricati di assicurare la conformita? dei testi giuridici in tutte le lingue ufficiali. I numeri salgono poi per i servizi di interpretazione: la Direzione generale dell’interpretazione e delle conferenze del Parlamento europeo impiega circa 430 interpreti funzionari e puo? contare su una riserva di circa 2.500 interpreti esterni. Il risultato e? che, in occasione delle sedute plenarie, durante le quali l’interpretazione simultanea e? effettuata da e verso tutte le lingue ufficiali dell’Unione, vengono mobilitati in media dagli 800 ai 1.000 interpreti4.

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L'Associazione Italiana dei Costituzionalisti è iscritta al Registro degli Operatori della Comunicazione a far data dal 09.10.2013 con n. 23897.
Codice ISSN 2039-8298 (Online). La Rivista dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti è inoltre registrata presso il Tribunale di Roma - n.339 del 05.08.2010.
Rivista trimestrale inclusa nella classe A delle Riviste scientifiche dell'Area 12 - Scienze giuridiche
Direttore Responsabile della Rivista AIC: Prof. Gaetano Silvestri
Direttori della Rivista AIC: Prof. Felice Giuffrè - Prof.ssa Elisabetta Lamarque - Prof. Alberto Lucarelli - Prof. Giovanni Tarli Barbieri


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