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Diritto e neuroscienze. Il ruolo del giudice nell’impiego delle risultanze neuroscientifiche e di genetica comportamentale in sede processuale tra ammissibilità e affidabilità della prova scientifica “nuova”

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Il saggio indaga sull’implementazione a livello giudiziario delle tecniche neuroscientifiche e di genetica comportamentale, cercando di mettere in evidenza le ancor più marcate difficoltà che oggi i giudici incontrano nel pronunciare sentenza altresì alla luce delle risultanze delle indagini di tipo morfologico, neuronale e genetico a cui, specie in ambito processualistico, si fa sempre più spesso ricorso.

In effetti, sebbene si tratti di un fenomeno ancora relativamente recente, a partire dagli anni ’80 tal genere di indagini hanno esercitato una sicura incidenza su non poche decisioni pronunciate in relazione a delicati casi giudiziari. Proprio prendendo spunto dall’analisi di questi, il contributo riflette su come le informazioni di carattere neuroscientifico e di genetica comportamentale si siano insinuate anche nel ragionamento giurisprudenziale italiano, e l’abbiano complessificato specie nell’interpretazione ed applicazione di importantissimi istituti giuridici (quali la colpevolezza, la responsabilità penale e la sanzione), ma soprattutto sulla disomogeneità che, quanto al trattamento dei dati de quibus, è dato registrare all’interno della giurisprudenza sedimentatasi in questi anni in materia.

Fatta oggetto di una valutazione complessiva, questa, anzi, pare ad oggi esprimere un sostanziale e marcato “disorientamento” degli interpreti quanto al trattamento giudiziale del know how neuro- scientifico. E tale “disorientamento”, che cattura l’oggi di una sempre più complessa dinamica relazionale tra diritto e scienza, torna nello scritto ad interrogare sul ruolo del giudice, in quanto, più di altri, «interessato in modo decisivo dall’ingresso nella dimensione giuridica di elementi extra-giuridici di carattere tecnico-scientifico».

 

 

The essay investigates the implementation at a judicial level of neuroscientific and behavioral genetics techniques, trying to highlight the even more marked difficulties that judges today encounter in pronouncing a sentence also in the light of the results of the morphological, neuronal and genetic investigations. which, especially in the procedural field, is increasingly used.

In fact, although it is still a relatively recent phenomenon, starting from the 1980s this kind of investigations have had a certain impact on quite a few decisions pronounced in relation to delicate judicial cases. Taking its cue from the analysis of these, the contribution reflects on how information of a neuroscientific nature and behavioral genetics have also crept into Italian jurisprudential reasoning, and have complicated it especially in the interpretation and application of very important legal institutions (such as culpability, criminal liability and sanction), but above all on the inhomogeneity that, as regards the processing of the data de quibus, is recorded in the jurisprudence that has settled in recent years on the subject.

Having been the subject of an overall evaluation, this actually seems to express a substantial and marked “disorientation” of the interpreters as regards the judicial treatment of neuro-scientific know- how. And this "disorientation", which captures the present day of an increasingly complex relational dynamic between law and science, returns in the writing to question the role of the judge, since, more than others, «decisively interested in entering the dimension juridical of extra-juridical elements of a technical-scientific nature».

 

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