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Governare per decreto. Sistema delle fonti e forma di governo alla ricerca della rappresentanza perduta.

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Le cifre e le caratteristiche della produzione normativa del primo Governo Conte costituiscono, nello scritto, il pretesto per tornare ad indagare uno dei temi classici della riflessione costituzionalistica, ossia il rapporto tra forma di governo e sistema delle fonti. Tuttavia, ai fini della caratterizzazione in senso “forte” ovvero “debole” del Governo, funzionale alla scelta della “strategia del cambiamento” (rafforzamento strutturale e funzionale del Governo vs irrobustimento dei limiti e dei controlli sul potere normativo dello stesso) il saggio avverte anzitutto la necessità di ripensare l’uso dei poteri normativi del Governo, conformemente al ruolo politico-istituzionale attualmente ricoperto dall’Esecutivo. Quindi, si sofferma sul peso esercitato dal Governo nel procedimento legislativo, quid est sul suo ruolo «in» Parlamento. Sotto tale profilo, anche alla luce dell’ordinanza n. 17 del 2019 della Corte costituzionale, esso torna a riflettere sul continuo ricorso da parte dell’Esecutivo alla questione di fiducia, al suo frequente abbinamento a maxiemendamenti, sia di iniziativa governativa sia di provenienza parlamentare, ed altresì alla prassi, assai frequente, di una sua posizione anche su leggi di conversione di decreti-legge, oltre che su disegni di legge di delega. E ciò nell’avvertita consapevolezza che solo l’assunzione di un così ampio angolo prospettico possa aiutare a capire come il “ruolo normativo” del Governo si concilii, ovvero possa conciliarsi, con le ragioni proprie della rappresentanza politica.

 

 

The figures and characteristics of the normative production of the first Conte Government constitute, in writing, the pretext to return to investigating one of the classic themes of constitutional reflection, namely the relationship between the form of government and the system of sources. However, for the purposes of characterization in the "strong" or "weak" sense of the Government, functional to the choice of the "strategy of change" (structural and functional strengthening of the Government vs strengthening of the limits and controls on the regulatory power of the same) the essay warns first of all the need to rethink the use of the Government's regulatory powers, in accordance with the political- institutional role currently held by the Executive. Thus, it dwells on the weight exercised by the Government in the legislative process, quid est on its role "in" Parliament. In this respect, also in the light of the ordinance n. 17 of 2019 of the Constitutional Court, it returns to reflect on the continuous recourse by the Executive to the question of trust, to its frequent combination with maxi- amendments, both of government initiative and of parliamentary origin, and also to the very frequent practice of a its position also on decree-law conversion laws, as well as on delegation bills. And this in the warned awareness that only the assumption of such a wide perspective angle can help to understand how the "regulatory role" of the Government is reconciled, or can be reconciled, with the reasons proper to political representation.

 

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