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L'(incerto) oggetto giuridico dei referendum sulle modalità di gestione del servizio idrico

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1. Il 31 marzo 2010 sono stati depositati presso l’Ufficio della Corte di Cassazione tre quesiti referendari aventi rispettivamente ad oggetto l’art. 23 bis della
l. n. 133/2008 (così come modificato dalla l. n. 166/2009); l’art. 150 del d.lgs n. 152/2006; e l’art. 154 del d.lgs. n. 152/2006 limitatamente a quella parte del primo comma che dispone che la tariffa sia determinata tenendo altresì conto “della remunerazione del capitale investito”.
 

Al di là delle dichiarazioni dei promotori e del dibattito che si è aperto sulla disciplina dell’acqua, dire con precisione quali siano le oggettive finalità giuridiche dei tre quesiti non è facile, né (di conseguenza) è facile prevedere se tali quesiti saranno dichiarati ammissibili dalla Corte costituzionale.

2.1. Per meglio cercare di comprendere il contenuto dell’iniziativa referendaria e, al tempo stesso, le difficoltà giuridico-interpretative che si incontrano nel definire gli effetti dell’eventuale abrogazione popolare, può essere utile ripercorrere, seppur sinteticamente, l’evoluzione normativa degli ultimi anni in tema di gestione dei servizi pubblici locali e, specificamente, del servizio idrico.


Nel 1990 l’art 22 della l. n. 142 prevedeva che la gestione de servizi pubblici di rilevanza economica e imprenditoriale potesse avvenire, sulla base di una scelta discrezionale degli enti, in economia, in concessione a terzi (con gara), oppure ancora (con affidamento diretto, senza gara) a mezzo di azienda speciale (ex
municipalizzata) o di società per azioni a prevalente capitale pubblico locale: il modello più diffuso era quello dell’azienda speciale, in continuità con l’assetto
preesistente e con il processo di pubblicizzazione della gestione dei servizi locali avviato all’inizio del secolo attraverso le aziende municipalizzate.


L’art. 12 della l. 23 dicembre 1992 n. 498 e il d.p.r. 16.9.1996 n. 533 aggiunsero il modello della società mista senza vincolo di proprietà maggioritaria pubblica e con il socio privato selezionato mediante gara; l’art. 17, comma 58, della l. 127/97, aggiunse inoltre il riferimento alla forma giuridica della società a responsabilità limitata (s.r.l.).

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