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La fedeltà nei rapporti di diritto pubblico tra morale, politica e diritto

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SOMMARIO:1. La validita? generale dell’impostazione kelseniana. - 2. Il dovere di fedelta? come dovere giuridico. - 3. Il dovere di fedelta? come dovere morale e politico. - 4. L’uso strumentale del concetto morale di fedelta? in area giuridica. - 5. La fedelta? del cittadino alla Repubblica italiana: breve storia ed esegesi di un dovere costituzionale. - 5.1. Le indicazioni emergenti dal dibattito costituente. - 5.2. L’inane ricerca di una autonomia concettuale del dovere di fedelta? rispetto al dovere di osservanza e la continua ibridazione tra i diversi piani interpretativi. - 5.3. La fedelta? come osservanza delle norme che conferiscono identita? al sistema e sono strategiche per la sua salvaguardia. - 6. Fedelta?, cittadinanza ed identita? nazionale. - 7. Qualche osservazione conclusiva.

 

1. La validita? generale dell’impostazione kelseniana. - L’insegnamento kelseniano mi e? sempre apparso di tale preziosa chiarezza da consigliarmi, in apertura di queste note, di richiamarlo alla memoria.

La fedelta? viene di solito citata come uno dei doveri specifici dei cittadini. Quando viene concessa la cittadinanza ad una persona, questa deve talvolta giurare fedelta? al suo nuovo Stato. Essa viene definita come <>. Questo concetto non ha un significato giuridico preciso, ma e? piuttosto di natura morale e politica. Non esiste uno speciale obbligo giuridico che porti il nome di fedelta?. Giuridicamente la fedelta? non significa altro che l’obbligo generale di obbedire all’ordinamento giuridico; obbligo che hanno anche gli stranieri e che non e? creato dal giuramento di fedelta?1.Ed infatti il piu? grande disagio che investe chi voglia occuparsi del tema della fedelta? in ambito giuridico consiste nella natura etica del concetto. La necessita? poi di doverne individuare giocoforza anche una valenza giuridica, quanto meno in quei contesti ordinamentali che – come il nostro – prevedono un dovere di fedelta? e dei giuramenti di fedelta?, genera la compresenza di due piani di lettura paralleli, cui si aggiunge peraltro anche quello politico, che e? spesso foriera di una sorta di ibridazione circolare tra di essi e di conseguenti difficolta? interpretative e confusioni concettuali che tendono ad intorbidire una parte della riflessione dottrinale su questo tema.Cio? che mi sembra si possa riconoscere alla sia pur lapidaria impostazione kelseniana e? una sorta di validita? generale e la previsione di un criterio interpretativo fondamentale capace di offrire una guida nella ricostruzione di una teoria generale della fedelta? nei rapporti di diritto pubblico a cui riconoscere validita? all’interno di qualunque sistema politico e giuridico di organizzazione del potere. E? per contro un’idea diffusa, e diffusamente assentita, che il concetto di fedelta? varii a seconda della evoluzione storico-istituzionale dello stato e del conseguente atteggiarsi dei rapporti tra cittadino e potere statuale, risultandone <>2.Se e? assolutamente vero che i contenuti concreti del dovere di fedelta? siano da rintracciare direttamente nei singoli ordinamenti – ne? potrebbe essere diversamente – credo non sia pero? da considerarsi precluso qualsiasi tentativo di ricostruire una teoria generale del dovere in questione capace di adattarsi a sistemi molto diversi fra loro e finanche antagonisti.Neppure mi pare persuasiva l’obiezione che la posizione dottrinale kelseniana, cosi? pienamente ancorata alla concezione normativistica dell’ordinamento, risulterebbe pressoche? inservibile per indagare il tema della fedelta? nello stato costituzionale contemporaneo3, poiche? trovo al contrario che essa, lungi dallo screditarsi, mostri invece la capacita? di dispiegarsi anche in sistemi costituzionali piu? evoluti ed oramai irreversibilmente improntati alla definizione d’una intangibile area di legittimita?. D’altra parte, se il dovere di fedelta? si atteggia – come avviene nel nostro ordinamento – non solo come un dovere, assistito da giuramento, delle piu? alte cariche dello stato, ma anche come un dovere costituzionale posto in capo a tutti i cittadini, dunque potenzialmente limitativo di diritti, l’aggancio alla legalita? e? ineludibile, non potendosi certo immaginare che un dovere spieghi i suoi effetti nella vita dei consociati al di fuori del principio di legalita? o che un comportamento di un singolo sia giudicato senza riferimento ad una precisa fattispecie normativa.

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