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A PROPOSITO DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE: QUESTIONI DI LEGITTIMAZIONE E MERITO

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1. - Vorrei porre anzitutto una questione pregiudiziale. Chiedo se i soggetti politici che sostengono l’attuale Governo Monti siano legittimati a cambiare la Costituzione. Il dubbio si pone – è evidente – sul piano profondo e inclinato della legittimazione sostanziale, non certamente su quello rassicurante ma miope della legalità di un Parlamento che può sempre esercitare i suoi poteri, anche quelli di revisione costituzionale.

È dunque ai partiti politici, non all’organo Parlamento, che va rivolta la domanda. Amareggia finanche formulare il quesito a chi non è affetto dalla sindrome antipolitica e antipartitica assai diffusa presso l’opinione pubblica, ma proprio chi crede al ruolo dei partiti nel nostro ordinamento costituzionale non può evitare di riflettere sulle cause che hanno condotto a una così diffusa disaffezione nei confronti delle organizzazioni politiche tradizionali e a un sostanziale vuoto di rappresentanza.

Che i partiti siano delegittimati in sé e dunque – secondo l’ipotesi qui espressa – a cambiare il testo costituzionale è sinteticamente rilevabile ragionando su quattro fatti di palese evidenza.

Anzitutto due sono gli elementi di delegittimazione “originaria”, legati cioè al modo di elezione e scelta dei nostri rappresentanti. Da un lato il fatto che essi siano stati nominati dai partiti politici anziché eletti dal corpo elettorale. È troppo nota la polemica sulle liste bloccate e sugli effetti perversi indotti per dovervi ritornare. Certo è che il tasso di rappresentatività popolare dei deputati e senatori eletti esclusivamente grazie alla determinazioni dei vertici di partito nella definizione delle liste appare ben più ridotto rispetto al passato.

 

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