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AUTODICHIA PARLAMENTARE E CAMOUFLAGE DEI CONFLITTI INTERORGANICI (ALL’OMBRA DELLA CEDU)

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Lo studio prende le mosse dalla sentenza Savino e altri c. Italia del 2009, con la quale per la prima volta la Corte europea dei diritti dell’uomo si è espressa sulla compatibilità dell’autodichia parlamentare con la CEDU. Contrariamente alle riserve iniziali manifestate in dottrina, non sembra che tale pronuncia abbia determinato la definitiva consacrazione della giustizia domestica parlamentare. Secondo la lettura qui accolta, la sentenza della Corte di Strasburgo ha avuto un ruolo di stimolo nella rinnovata presa di posizione critica in materia di autodichia da parte dei giudici nazionali.  La Corte costituzionale e, soprattutto, la Corte di Cassazione hanno, infatti, dimostrato di non voler assumere rispetto alla Corte EDU un ruolo di retroguardia nella tutela dei diritti fondamentali compressi dall’autodichia. In questo quadro, vengono esaminati gli elementi di novità della sentenza della Corte costituzionale n. 120 del 2014,  con particolare riguardo all’individuazione dello strumento dei conflitti di attribuzione quale “sede naturale” per censurare eventuali lesioni dei diritti fondamentali derivanti da norme dei regolamenti parlamentari. L’Autore manifesta alcune perplessità sull’idoneità di tali giudizi ad offrire una piena tutela dei diritti fondamentali compromessi dall’autodichia. L’individuazione dello strumento dei conflitti di attribuzione interorganici quale altera via per sindacare i regolamenti parlamentari sembra, piuttosto, rispondere a finalità diverse.

 

The essay is built on the Savino v. Italy judgement of 2009, when the European Court for Human Rights has spoken of the compatibility of the parliamentary autodichia with the ECHR for the first time. Although there were concerns, it doesn't seem that the verdict determined the final validation of the domestic parliamentary justice. According to the proposed reading, the Strasbourg Court judgement had a primary role in the new critic stance of the national Courts about autodichia. The Constitutional Court and the Court of Cassation above all have indeed demonstrated they don't want to take a secondary role compared to the European Court for Human Rights in defence of the fundamental rights injured from the autodichia. In this scenario, the new elements in the Constitutional Court judgement n.120 of 2014 are examined, with particular attention to the identification of the attribution conflict between the powers of the State as a "place" to censor possible infringements of fundamental rights deriving from parliamentary rules. The Author shows perplexities about the suitability of these judgements to offer a full protection of the fundamental rights compromised by the autodichia. The identification of the attribution conflict between the powers of the State as an other way to syndicate parliamentary rules rather seems to have different finalities.

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