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L’ENTE REGIONALE FRA MITOLOGIA FEDERALE E REALTÀ COSTITUZIONALE

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Dopo il naufragio del neoregionalismo, l’ente regionale va ripensato mettendo da parte velleitarismi federali e accantonando l’idea che esso possa recuperare un effettivo protagonismo istituzionale attraverso l’attività legislativa. La Regione, a giudizio dell’Autore, è infatti, fondamentalmente, un ente di amministrazione e di spesa. Un ente di prossimità, che dovrebbe disporre di competenza legislativa “primaria” solo in alcune ben delimitate materie; e che per il resto fungerebbe da snodo fondamentale per l’attuazione in via amministrativa delle principali politiche pubbliche, statali ma anche europee. Una Regione come organo di raccordo fra Stato e municipalità, che da un lato rappresenta “al centro” gli interessi territoriali attraverso il Senato delle autonomie e il sistema delle Conferenze; dall’altro cala le decisioni statali sulle realtà territoriali. Se questo è il modello a cui ispirarsi, il problema del riassetto delle funzioni legislative si sdrammatizza enormemente e può essere risolto attraverso l’eliminazione della competenza concorrente e la previsione di un limitato elenco di competenze regionali, comunque esposte all’incidenza di una clausola di supremazia. La riforma davvero decisiva per ridare vigore al regionalismo italiano è, insomma, quella amministrativa e tributaria; il che richiede una grande opera di ricognizione delle funzioni pubbliche decentrabili in sede locale e una corrispondente cessione di basi imponibili da parte dello Stato, così da incrementare davvero l’autonomia fiscale periferica. In questo quadro, l’introduzione di un Senato delle autonomie diventa cruciale per riprendere e portare a compimento leggi di decentramento amministrativo e fiscale finora costruite in ottica centralista e, più in generale, per far sì che le leggi statali siano informate “alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”, come richiede il negletto art. 5 Cost.


The failure of the constitutional revision of italian regionalism makes it necessary to rethink the very idea of the local institutions inside the State’s organization. As far as Region is concerned, the Author’s view is that it should be designed as an institution playing fundamentally an administrative role, not a legislative one. Therefore it should be given limited legislative powers and massive administrative functions, so that it can become the main administrative implementer of both State and European public policies. A bridge-institution between State and Municipalities, devoted from one side to represent territorial issues within the legislative process; from the other side, to coordinate sub-regional institutions and public bodies to assure the most efficient  implementation of political decisions on local field. To build this new model of Region, the introduction of a Chamber of the  autonomies is more than advisable; it is essential.

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