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LA DICHIARAZIONE DI BRIGHTON SUL FUTURO DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO

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Premessa

La Dichiarazione di Brighton sul futuro della Corte europea dei diritti dell’uomo, adottata il 20 aprile 2012 dai 47 Stati membri del Consiglio d’Europa, tutti parti della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, convenuti nella cittadina balneare britannica per una “Conferenza di alto livello” nell’ambito della presidenza britannica del Consiglio d’Europa, si colloca in un processo di riflessione politica sul futuro della Corte europea dei diritti dell’uomo iniziato con la Conferenza di alto livello di Interlaken (Svizzera), tenutasi nel febbraio 2010 (si parla perciò correntemente del “processo di Interlaken”), e proseguito con la Conferenza di alto livello svoltasi nell’aprile 2011 a Izmir (Turchia) .


Si tratta di una riflessione il cui scopo – almeno così era stato inizialmente concepito – dovrebbe essere quello di creare le condizioni politiche per permettere al Consiglio d’Europa, in particolare al suo organo esecutivo, il Comitato dei Ministri, di prendere decisioni adeguate per consentire alla Corte di continuare a svolgere il suo ruolo – quello della più alta istanza europea deputata alla protezione dei diritti umani – con le necessarie efficienza ed autorevolezza, in un momento di indubbia crisi, che la vede alle prese con un numero di circa 150.000 ricorsi pendenti.


Un’azione tanto più necessaria in previsione del considerevole aumento delle responsabilità della Corte – se non sul piano quantitativo certamente su quello istituzionale – che si avrà al momento dell’adesione alla Convenzione dell’Unione europea, decisa dal Trattato di Lisbona sull’Unione Europea, entrato in vigore alla fine del 2009.


Strada facendo, almeno secondo alcuni commentatori, ivi comprese alcune autorevoli organizzazioni non governative, il processo in corso sarebbe stato utilizzato da alcuni Stati parti per tentare di introdurre nel sistema europeo di tutela dei diritti umani elementi piuttosto diretti a limitare l’indipendenza della Corte e a restringerne il campo di azione, come reazione a talune decisioni particolarmente sgradite.


Sia come sia, anche se i commentatori sono d’accordo nel ritenere che nessuna fondamentale riforma sia stata decisa a Brighton – ciò che non da pochi viene positivamente considerato – la Dichiarazione dello scorso aprile, molto più dettagliata di quelle di Interlaken e di Izmir, contiene alcuni impegni ed alcuni elementi di un certo rilievo, e tra questi anche alcune concrete prospettive di emendamento della Convenzione, con fissazione di termini per il completamento dei rispettivi procedimenti negoziali per la preparazione dei necessari strumenti.


E’ probabilmente opportuno precisare che la “Conferenza di alto livello” non è, in quanto tale, un organo del Consiglio d’Europa, per cui le necessarie decisioni operative sono e saranno prese dal Comitato dei Ministri di questa Organizzazione.
 

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