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SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA SOPRAVVENUTA E GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE: PERCHÉ LA RESTITUZIONE DEGLI ATTI NON CONVINCE. CONSIDERAZIONI A MARGINE DELL’ORD. N. 150 DEL 2012 DELLA CORTE COSTITUZIONALE

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SOMMARIO: 1. Brevi considerazioni introduttive – 2. L’asserito carattere preliminare dell’art. 117, primo comma, Cost., rispetto ai parametri costituzionali interni: considerazioni alla luce delle ordinanze di rimessione - 3. Ulteriori considerazioni critiche alla luce del contenuto della sentenza sopravvenuta della Grande Camera – 4. I rischi dell’equiparazione di fatto della giurisprudenza della Corte europea allo ius superveniens e dell’atteggiamento rinunciatario della Corte costituzionale

1.Brevi considerazioni introduttive

Con l’ordinanza n. 150 del 2012 la Corte costituzionale restituisce ai giudici a quibus gli atti per una nuova valutazione dei termini della questione di legittimità costituzionale del divieto di fecondazione eterologa .
Per la prima volta nella giurisprudenza costituzionale la sopravvenienza di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo , che supera il precedente usato nelle ordinanze di rimessione per interpretare la CEDU e argomentare la violazione dell’art. 117, primo comma, Cost., determina la restituzione degli atti ai giudici remittenti.
Occorre subito sottolineare che la restituzione degli atti è ordinata dalla Corte costituzionale anche se la questione è stata sollevata, oltre che in riferimento all’art. 117, primo comma, Cost., in riferimento ad altri parametri costituzionali, per così dire meramente interni, rispetto ai quali la sopravvenienza della nuova sentenza della Corte europea sembra ininfluente.
 

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