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L'adattamento del diritto interno al diritto comunitario dopo il trattato di Lisbona

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Il processo di integrazione e di regionalizzazione che negli ultimi decenni ha riguardato gran parte degli Stati europei, ha notevolmente arricchito, anche nell’ordinamento italiano, la trama dei rapporti tra le diverse sedi istituzionali nazionali che si inseriscono, con diverse responsabilità, nella fase di partecipazione con le istituzioni comunitarie alla elaborazione degli atti normativi dell’Unione europea e nella fase discendente di attuazione del diritto comunitario nel diritto interno.Tra le ultime novità del panorama normativo comunitario, il Trattato di Lisbona, approvato il 13 dicembre 2007 dalla Conferenza intergovernativa ed entrato in vigore il 1° dicembre 2009, ha certamente segnato una tappa fondamentale nel processo di integrazione fra ordinamento interno e ordinamento comunitario.

 

 

Tra le molteplici innovazioni introdotte dal Trattato è da segnalare la ridefinizione del ruolo dei Parlamenti nazionali nell’architettura istituzionale dell’Unione, coinvolti, ora, attivamente, rispetto al passato, nell’intera vicenda comunitaria.

 

Specificamente il ruolo dei Parlamenti nazionali è decisamente rafforzato attraverso la previsione di un esercizio diretto di poteri di controllo del rispetto del principi di sussidiarietà e proporzionalità nell’esame dei progetti normativi dell’Unione europea, che diventano, così, i diretti interlocutori delle Istituzioni dell’Unione. Il Trattato attribuisce pure ai Parlamenti un maggior potere di indirizzo e di controllo nei confronti dei rispettivi governi e riconosce loro un’ampia sfera di intervento nella fase di consultazione e di elaborazione degli orientamenti della legislazione sovranazionale.

 

Ai sensi dell’art. 12 del Trattato «I Parlamenti nazionali contribuiscono attivamente al buon funzionamento dell’Unione: a) venendo informati dalle Istituzioni dell’Unione e ricevendo i progetti di atti legislativi europei in conformità del protocollo sul ruolo dei parlamenti nazionali nell’Unione europea; b) vigilando sul rispetto del principio di sussidiarietà secondo le procedure previste dal protocollo sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità; c) partecipando, nell’ambito dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, ai meccanismi di valutazione ai fini dell’attuazione delle politiche dell’Unione in tale settore, in conformità dell’articolo 70 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea, ed essendo associati al controllo politico di Europol e alla valutazione delle attività di Eurojost, in conformità degli articoli 88 e 85 di detto trattato; d) partecipando alle procedure di revisione dei trattati in conformità dell’articolo 48 del presente Trattato; e) venendo informati delle domande di adesione all’Unione in conformità dell’articolo 49 del presente trattato;...

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