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La sentenza del Tribunale costituzionale spagnolo sullo Statuto di Autonomia della Catalogna

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SOMMARIO: 1- Una sentenza controversa. 2- Sugli elementi identitari catalani. 3- Sul catalogo di diritti e le relative garanzie.
4- Sul modello bilinguistico. 5- Sul riparto di competenze. 6- Sulle relazioni della Generalitat con lo Stato e con l’esterno. 7- Sulla finanza ‘autonomica’ e le norme di mutamento. 8- Il monito del Tribunale costituzionale.

1- Dopo un’attesa lunga quasi quattro anni, con la corposa sentenza n. 31 del 28 giugno 2010 il Tribunale costituzionale spagnolo si è finalmente pronunciato sul principale ricorso di costituzionalità promosso avverso la Legge organica n. 6 del 19 luglio 2006, di riforma dello Statuto di autonomia della Catalogna.
Al di là delle conseguenze giuridiche e politiche – effettivamente limitate le prime, potenzialmente dirompenti le seconde – che la sentenza in commento ha prodotto e produrrà nell’ordinamento spagnolo, essa pare destinata ad estendere il proprio influsso oltre confine, nei diversi contesti europei in cui il tema della distribuzione territoriale del potere torna oggi a godere di viva attualità. Così in Italia, dove due Regioni importanti e diverse sul piano dell’autonomia, come Sardegna e Veneto, si trovano a discutere e forse si apprestano ad approvare nuovi Statuti, in un clima di contrapposizione ideologica fra le principali forze politiche per certi versi accostabile a quello in cui vide la luce lo Statuto catalano.

Il processo di elaborazione dello Statuto di autonomia della Catalogna si è prolungato per diversi anni, attraverso legislature di opposto colore politico sia a livello centrale, sia a livello territoriale2. Dopo l’approvazione da parte di una maggioranza superiore al 90% nel Parlamento catalano, esso andò incontro a un laborioso ed accidentato passaggio parlamentare in sede nazionale, nel corso del quale subì modifiche di carattere sostanziale che ne alleviarono gli aspetti maggiormente controversi, sino alla votazione favorevole del Senato con uno scarto di tre soli voti.

Le modifiche apportate al testo resero necessaria la sua sottoposizione a un referendum popolare, nel quale il successo dei voti a favore non riuscì a mascherare un’astensione superiore al 50% dell’elettorato catalano. La polemica politica alimentata da questi dati sfociò nell’immediata proposizione di ben cinque ricorsi di costituzionalità, il principale dei quali proposto dai deputati del Partito Popolare (relegato all’opposizione sia a livello statale, sia a livello territoriale). Si trattò della prima impugnazione in extenso di uno Statuto di autonomia in Spagna.

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Codice ISSN 2039-8298 (Online). La Rivista dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti è inoltre registrata presso il Tribunale di Roma - n.339 del 05.08.2010.
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