Il ddl di revisione costituzionale sulla cd. “separazione delle carriere” si inserisce in un quadro più ampio di riforme che interessano la forma di Stato, la forma di governo, i diritti e gli organi di garanzia. Far uscire il PM dalla giurisdizione per collocarlo in posizione di parità con la difesa davanti al giudice serve, si dice, a completare l’impianto accusatorio del Codice di procedura penale. Se non ché, con la totale separazione della magistratura giudicante da quella requirente, cui far corrispondere diversi Consigli superiori, si rischia, da un lato, di rafforzare quelle tendenze corporative che si dice di voler contrastare e, dall’altro, come dimostra il diritto comparato, di far dipendere il PM dall’esecutivo. Meglio una lettura rigorosa della formula del PM “parte imparziale” - parte sì, a significare l’alterità rispetto all’antagonista difensore e tuttavia imparziale, data la pubblicità del ruolo e degli interessi tutelati – alla luce delle coordinate costituzionali del contraddittorio e “parità” delle armi nel processo, da un lato e dell’obbligatorietà dell’azione penale e disponibilità della polizia giudiziaria, dall’altro.
Parole chiave: separazione delle carriere; parità delle parti; pubblico ministero; indipendenza
“Order” and “power”: on the judiciary and politics
The constitutional revision bill on the “separation of careers” is part of a broader framework of reforms affecting the form of state, the form of government, rights and guarantee bodies. Bringing the prosecutor out of the jurisdiction to place him or her on an equal footing with the defense before the judge serves, it is said, to complete the accusatory structure of the Code of Criminal Procedure. However, with the total separation of the judiciary judging from the prosecuting judiciary, to be matched by different higher councils, there is a risk, on the one hand, of reinforcing those corporate tendencies it is said to want to counter and, on the other, as comparative law shows, of making the PM dependent on the executive. Better is a rigorous reading of the PM’s “impartial party” formula - a party, yes, signifying alterity with respect to the antagonistic defense counsel and yet impartial, given the publicity of the role and the interests protected - in light of the constitutional coordinates of adversarial and “equality” of arms in the trial, on the one hand, and the mandatory nature of prosecution and the availability of the judicial police, on the other.
Keywords: separation of careers; equality of the parties; public prosecutor; independence




