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RIFLESSIONI E IPOTESI SULLA COSTITUZIONALIZZAZIONE DEL DIRITTO DI ACCESSO A INTERNET (O AL CIBERSPAZIO?)

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La pubblicazione, il 18 luglio 2015, della Dichiarazione dei diritti in Internet, nonché la presentazione di due proposte di legge di revisione costituzionale relative al diritto di accesso a Internet, hanno riportato in auge il dibattito su questo argomento, avviato nel 2010 in seguito a una proposta avanzata da Stefano Rodotà. L’idea della costituzionalizzazione di Internet, accolta con favore da parte della dottrina, pur con vari distinguo, non piace però a quanti ritengono che le disposizioni già presenti nella Costituzione – e in particolare gli artt. 2 e 3 – si adattino perfettamente anche all’ambiente virtuale. Questo saggio ricostruisce quindi i principali orientamenti della dottrina sul diritto di accesso a Internet, come pure le esperienze legislative e giurisprudenziali di altri paesi e gli input provenienti dalle organizzazioni internazionali e dall’Unione europea. Oltre a ciò, questo contributo si focalizza su due questioni cui nessuno (o quasi) finora sembra aver prestato attenzione. La prima questione è di carattere lessicale:  si argomenta l’inadeguatezza del termine “Internet” utilizzato in un contesto giuridico e si suggerisce in sua vece l’uso del termine “ciberspazio”. La seconda questione riguarda invece l’opportunità di richiamare il ciberspazio non nella parte prima della Costituzione, come finora è stato suggerito pur con diverse formule, ma fra i suoi principi fondamentali, attraverso un’integrazione degli artt. 2 e 3 Cost. Poiché infatti il ciberspazio pervade oggi ogni aspetto della vita umana, esso deve poter abbracciare tutta la gamma dei diritti e delle libertà costituzionalmente garantiti.

 

The publication (July 18, 2015) the Dichiarazione dei diritti in Internet, as well as the presentation of two proposals of constitutional review concerning the right of access to the Internet, have revived the debate on this topic, launched in 2010 as a result of a proposal made by Stefano Rodotà. The idea of ​​the constitutionalisation of the Internet, which was welcomed by some scholars, though with various caveats, is not appreciated by those who believe that the existing constitutional provisions – in particular Articles 2 and 3 – may fit perfectly to the virtual environment. This essay reconstructs the main academic orientations regarding the right of access to the Internet, as well as legislative and jurisprudential experiences of foreign countries and inputs coming from international organizations and the European Union. Beyond that, this paper focuses on two issues nobody (or almost nobody) seems to have paid attention to so far. The first question is lexical: it argues the inadequacy of the term "Internet" used in a legal context and suggests the use of the term "cyberspace" in its place. The second issue concerns the opportunity to mention the cyberspace not in the first part of the Constitution, as it has been suggested so far although with different formulas, but among its fundamental principles, through an integration of Articles 2 and 3 Cost. In fact, as the cyberspace nowadays pervades every aspect of human life, it must be able to embrace the whole range of rights and freedoms guaranteed by the Constitution.

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