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FUNZIONI E RESPONSABILITÀ DELLA GIURISDIZIONE. UNA VICENDA ITALIANA (E NON SOLO)*

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FUNZIONI E RESPONSABILITÀ DELLA GIURISDIZIONE. UNA VICENDA ITALIANA (E NON SOLO)*

INDICE
1.- Premessa.
2.- I fattori di indebolimento della legislazione.
3.- I fattori di rafforzamento della giurisdizione.
4.- Quali correzioni di rotta sarebbero auspicabili.
5.- Quali correzioni di rotta non sarebbero auspicabili.
6.- Un accenno di conclusione.


1.- Premessa.
E’ opinione diffusa che negli ultimi decenni vi sia stato un considerevole spostamento - a favore della prima - della posizione relativa della giurisdizione e della legislazione nei sistemi politico-istituzionali di democrazia consolidata . E’ davvero così? Per la verità, sarebbe lecito dubitarne, visto che la tendenza espansionistica della giurisdizione era stata constatata già da Thomas Jefferson, che, in una lettera a Jarvis del 28 settembre 1820, criticava l’opinione che i giudici siano “the ultimate arbiters of all constitutional questions” e che accoglierla “would place us under the dispotism of an oligarchy”. Non solo. Risalgono al 1835 e al 1840 le ben più positive riflessioni di Tocqueville sulla democrazia in America, nelle quali si registrava l’“immenso potere politico” dei giudici americani, collegandolo, con lucido acume, al fondamento delle loro pronunce più sulla Costituzione che sulle leggi  e concludendo ch’essi erano “una delle principali forze politiche” del sistema statunitense ; è del 1921 il notissimo volume di Édouard Lambert sul gouvernement des juges, che poneva in evidenza il margine di discrezionalità e - anzi - di apprezzamento politico insito nelle pronunce giudiziarie; sono dei primi anni Ottanta, in Italia, le critiche all’attivismo giudiziario e all’“accresciuta influenza dell’attività del giudice sui processi di formazione del diritto” . Da almeno due secoli, insomma, e un po’ dovunque, la critica al giudiziario per i suoi ritenuti eccessi è uno degli esercizi più comuni nel dibattito pubblico e nella discussione scientifica . Verrebbe da dire, dunque, che oggi non vi sia nulla di nuovo da studiare e che, fondata o ingenerosa che si dimostri quella critica, le cose stiano negli stessi termini di molto tempo fa. Non credo, però, che questa conclusione sarebbe corretta.

 

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