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Sul rilievo dei «fatti» nel giudizio di legittimità costituzionale

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Sommario: 1. Un ventaglio di domande. – 2. Gli anacronismi legislativi. – 3. I fatti naturali. – 4. I fatti sociali. – 5. I fatti economici. – 6. I fatti scientifici. – 7. I fatti politici. – 8. I fatti amministrativi.

 

1. Il controllo di legittimita? costituzionale – s’insegna – e? un giudizio astratto, su norme1. Ne sarebbe prova per esempio lo scarso uso dei poteri istruttori da parte della Corte (in media poco piu? di una volta l’anno2), al pari di vari enunciati che s’incontrano nella giurisprudenza costituzionale. Cosi?, nella sentenza 66/1992 la Corte dichiara di non potersi «spingere fino a considerare la consistenza degli elementi di fatto posti a base della scelta legislativa»; mentre nella decisione 644/1988 afferma che «al legislatore non e? dato seguire la non raggiungibile varieta? del concreto». Come a dire che il fatto e? per definizione irrilevante nel giudizio sulle leggi.Cio? nonostante, il sindacato costituzionale non e? affatto sordo all’esperienza, giacche? le norme – come recita un celebre passo della sentenza 3/1956 – «sono non quali appaiono proposte in astratto, ma quali sono applicate nella quotidiana opera del giudice, intesa a renderle concrete ed efficaci». Insomma il diritto e? scienza eminentemente pratica3, sicche? l’interpretazione giuridica non solleva lo sguardo verso il cielo, lo fissa piuttosto sulla terra. Come ha osservato Franco Modugno, la norma e il caso si riflettono come in uno specchio, poiche? sono pur sempre le parole usate dalla prima a isolare i casi giuridicamente rilevanti, a renderli conosciuti o conoscibili, a qualificarli sotto il prisma del diritto. «La corrispondenza tra il linguaggio descrittivo dei casi o dei fatti e il linguaggio dei testi non e? eludibile», e questo nesso alimenta il processo di concretizzazione del diritto4.E? il caso della vita, dunque, l’officina dove si forgia la sostanza stessa delle norme. Di tutte le norme, anche quelle costituzionali. E infatti «il modello costituzionale non e? un dato in se? ma si costruisce topicamente in relazione ai casi»5. I quali a propria volta incidono in misura piu? o meno rilevante nel giudizio di legittimita? costituzionale, in base alla combinazione di due coppie di fattori: in primo luogo, la struttura della norma-parametro (specie in relazione al giudizio d'eguaglianza o quando entra in campo un concetto costituzionale indeterminato) e quella della norma-oggetto (esemplare il caso delle leggi provvedimento); in secondo luogo, il tipo di vizio denunciato (nel sindacato sui vizi formali o nel giudizio di ragionevolezza, che a propria volta e? figlia della «ragione empirica»6) e il tipo di decisione della Corte (soprattutto in relazione alle sentenze interpretative)7.Ecco perche?, nonostante le dichiarazioni di principio con cui il tribunale costituzionale dichiara irrilevanti i fatti della vita, nella sua giurisprudenza s’incontra ben piu? spesso l’affermazione opposta. Ne e? eloquente esempio un brano che puo? leggersi nella sentenza 96/1981 (circa il reato di plagio), e che qui conviene riportare per esteso: «nella dizione dell’art. 25 Cost., che impone espressamente al legislatore di formulare norme concettualmente precise sotto il profilo semantico della chiarezza e dell’intellegibilita? dei termini impiegati, deve logicamente ritenersi anche implicito l’onere di formulare ipotesi che esprimano fattispecie corrispondenti alla realta?. Sarebbe infatti assurdo considerare determinate, in coerenza col principio di tassativita? della legge, norme che, sebbene concettualmente intellegibili, esprimano situazioni e comportamenti irreali o fantastici o comunque non avverabili ovvero concepire disposizioni legislative che inibiscano o ordinino o puniscano fatti che per qualunque nozione ed esperienza devono considerarsi inesistenti o non razionalmente accertabili».

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