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LE RISOLUZIONI DELL' ONU SUL CASO LIBICO TRA INTERVENTO UMANITARIO E RIPUDIO DELLA GUERRA

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Ai bombardamenti aerei sui manifestanti civili e alle altre azioni criminose a danno della popolazione libica, di cui si sono macchiate le forze fedeli a Muammar Gheddafi, per aver ragione della rivolta scoppiata a metà dello scorso febbraio, le Nazioni Unite hanno risposto, prima di ogni altra cosa, con un severa condanna:
«The Security Council,
Expressing grave concern at the situation in the Libyan Arab Jamahiriya and condemning the violence and use of force against civilians,
Deploring the gross and systematic violation of human rights, including the repression of peaceful demonstrators, expressing deep concern at the deaths of civilians, and rejecting unequivocally the incitement to hostility and violence against the civilian population made from the highest level of the Libyan government...».
Con questo j’accuse, rivolto al più alto livello del governo libico, si avvia la risoluzione 1970 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, adottata il 27 febbraio 2011, ai sensi del Capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite. È la più infamante delle imputazioni per dei governanti: l’aver praticato ostilità e violenze sistematiche contro il proprio popolo pacifico. Le formule usate sono asciutte, la descrizione delle violenze perpetrate è lucida, il biasimo non lascia margini all’incertezza.
La riprovazione espressa, ovviamente, non è fine a se stessa.
Il Consiglio di Sicurezza, conformemente all’art. 41 dello Statuto , al quale la risoluzione si richiama, innanzitutto:
«1. Demands an immediate end to the violence and calls for steps to fulfil the legitimate demands of the population».
Queste richieste, a loro volta, non rimangono nude.
Sono supportate, in primis, dall’interessamento dell’organo giurisdizionale penale internazionale. In conseguenza della qualificazione delle violenze praticate dal governo libico a danno della popolazione civile quali crimini contro l’umanità, il Consiglio di Sicurezza
«4. Decides to refer the situation in the Libyan Arab Jamahiriya since 15 February 2011 to the Prosecutor of the International Criminal Court;
5. Decides that the Libyan authorities shall cooperate fully with and provide any necessary assistance to the Court and the Prosecutor pursuant to this resolution and, while recognizing that States not party to the Rome Statute have no obligation under the Statute, urges all States and concerned regional and other international organizations to cooperate fully with the Court and the Prosecutor».
La risoluzione in parola prosegue con un lungo elenco di sanzioni di embargo sull’import/export di armi, con il divieto di movimento dei membri della famiglia Gheddafi e di altri soggetti indicati in un apposito elenco, i cui fondi vengono congelati. Queste misure vanno ad aggiungersi al blocco dei beni del Colonnello già disposto in America ed alle sanzioni in precedenza annunciate da Catherine Ashton, Ministro degli Esteri dell’Unione europea .
 

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