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La Corte costituzionale si apre all’ascolto della società civile, ovvero del rischio della legittimazione di sé attraverso gli altri

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Il presente contributo analizza la modifica delle “Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale” dell’8 gennaio 2020, concentrandosi sull’impatto della nuova disciplina sulla posizione del Giudice delle leggi nel sistema. Dopo aver descritto la disciplina prevista dall’art. 13 della legge 11 marzo 1953, n. 87 e dagli artt. 12-14 n.i., la prima parte del lavoro si sofferma sul mancato ricorso alle indagini istruttorie da parte della Corte costituzionale. In particolare, all’interno del testo si passano in rassegna le ragioni teoriche e pratiche alla base della rinuncia all’uso dei poteri istruttori da parte del Giudice delle leggi. Di seguito il lavoro si sofferma su due ambiti in cui oggi i poteri istruttori dovrebbero trovare maggiore applicazione, ossia all’interno delle decisioni relative alla finanza pubblica e alla scienza medica. In entrambi i casi, il ricorso alle indagini sul fatto permetterebbe alla Corte costituzionale di incrementare la legittimazione delle sue decisioni. Con riferimento specifico alle questioni tecnico-scientifiche, inoltre, le procedure di accertamento dei dati sembrerebbero costituire il corollario della c.d. riserva di scienza. L’ultima parte del lavoro si concentra sulla recente introduzione della figura dell’amicus curiae e dell’audizione degli esperti di chiara fama all’interno del giudizio sulle leggi: oltre a mutare la fisionomia del processo costituzionale, i due istituti ampliano notevolmente i poteri istruttori del Giudice delle leggi. Si tratta di innovazioni certamente opportune, e in linea con quanto previsto in altri ordinamenti costituzionali e sovranazionali, ma il cui impatto potrà essere compiutamente giudicato solo sulla base della prassi futura. In ogni caso, all’interno del testo si evidenziano i possibili rischi per la legittimazione delle decisioni della Corte derivanti dall’utilizzo di questi nuovi strumenti.

 

 

This essay analyses the modification of the " Supplementary Rules for Judgments before the Constitutional Court" of January 8, 2020, with particular regard to the impact of the new discipline on the position of the Constitutional Judge in the system. After describing the discipline provided by art. 13 of l. n. 87/1953 and by artt. 12-14, the first part of paper focuses on the lack of recourse to investigations by the Italian Constitutional Court. In particular, the essay underlines the theoretical and practical reasons at the basis of renunciation of the investigative powers. Below, the text focuses on two areas in which the investigative powers should be more widely applied today: the decisions relating to public finance and medical science. In both cases, the use of fact-finding would allow the Italian Constitutional Court to increase the legitimacy of its decisions. With specific reference to technical-scientific issues, the data verification procedures would seem to form the corollary of the so-called “science reserve”. The last part of the paper focuses on the recent introduction of amicus curiae and the hearing of the experts in the constitutional judgment: besides changing the structure of constitutional process, these two institutions could extend the powers of the Court. These are certainly appropriate innovations, and in line with the provisions of other constitutional and supranational systems, but their impact can only be fully judged on the basis of future practice. In any case, the text highlights the possible risks for the legitimization of the Court's decisions arising from the use of these new tools.

 

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