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LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA IN ITALIA E IN EUROPA

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 Sommario:  1. Disseminazione, circolazione, teoria e pratica della democrazia partecipativa. – 2. Una famiglia di pratiche. – 3. Rapporti con la democrazia rappresentativa, diretta, deliberativa e con la sussidiarietà. - 4. L’articolazione delle finalità. – 5. Basi giuridiche. – 6. Componenti essenziali. – 7. Prospettive.

 

1. Disseminazione, circolazione, teoria e pratica della democrazia partecipativa

 

Idea e pratica per tutti gli elementi che vedremo nuova, la democrazia partecipativa conosce ormai in Europa e anche in Italia, a seguito di una vivace circolazione tra paesi diversi e all’interno di uno stesso paese, una notevole disseminazione. Disseminazione, e non qualcosa di dicibile in termini di vera e propria diffusione, poiché questa presupporrebbe una presenza  ramificata e a tappeto, mentre le varie esperienze, oltre che eterogenee, sono puntiformi o raggruppate per macchie, e rispondono non a un disegno in qualche modo unitario od omogeneo ma a stimoli  puntuali e variati, ai quali la circolazione a partire dalle pratiche originarie presta sicuramente un alimento ma da sola non basta a determinarli. Mappe che le rappresentino, nel movimento da un territorio a un altro e nello stato del momento, sarebbero forse costruibili a seguito di indagini accurate, ma a nostra conoscenza sono disponibili, attualmente, solo per alcune di esse, come quella, di particolare valore, del bilancio partecipativo.

In questa fase, le pratiche vanno progressivamente incrementandosi, anche se non così velocemente come in altri continenti (tra i quali un risalto specifico ha, almeno per noi europei, il continente americano e in maniera più particolare l’America Latina). Esse originano in prevalenza da esigenze delle varie realtà, benché sicuramente siano sostenute da convinzioni ideali anche risalenti nel tempo e per certi versi tracciabili assai indietro. La gradualità di introduzione, la portata sempre parziale rispetto all’enorme estensione dell’attività pubblica, e il carattere sperimentale pronto agli adeguamenti consigliati dall’esperienza, sono elementi ricorrenti, e non ne diminuiscono il valore, anzi manifestano la riflessività e la prudenza richieste da una realtà così innovativa.

Vengono loro in ausilio alcuni corpi di teoria, generando dunque un intreccio, del tutto normale nei fatti sociali, di reazioni reciproche fra pratica e teoria (compresi fenomeni imitativi). Vi sono tuttavia piani diversi su cui la teoria può giocare un ruolo. Concezioni di alto profilo come quella habermasiana della dimensione discorsiva nello spazio pubblico permangono e debbono a nostro parere permanere come quadro giustificatorio dell’esperienza e come pungolo alla sua ulteriore diffusione. E’ la pratica tuttavia che deve restare al  centro dell’attenzione e il compito ulteriore svolto dalla teoria è quello di analizzarle, delinearne un quadro di sintesi e così mostrane il valore, i limiti, le potenzialità future e i possibili perfezionamenti.


 

 

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