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Il rispetto dell'identità costituzionale quale contrappeso al processo di integrazione europea. (La “sentenza-Lisbona” del Bundesverfassungsgericht ed i limiti ad uno sviluppo secundum Constitutionem dell´ordinamento sovranazionale)

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SOMMARIO: 1. Premessa. 2. Le connotazioni dogmatiche del “Lissabon-Urteil”: lo sviluppo “ade- guato” del principio democratico come controlimite strutturale al processo di integrazione co- munitaria. 3. La tutela dell 'identita? costituzionale come argine teorico-dogmatico a derive sta- tualistiche del modello organizzativo europeo. segue: la “responsabilita? politica dell 'integrazione” (Integrationsverantwortung) come interfaccia dell ?identita? costituzionale. 4. Conclusioni. La “sentenza-Lisbona”: un caposaldo del processo di integrazione “secundum Con- stitutionem” . 

 

1. Premessa.

Il dibattito sul processo di integrazione europea e? da sempre scandito dal con- fronto tra i cd. “europeisti”, fautori di un sempre piu? intenso sviluppo di tale pro- cesso che apra (anzi, spalanchi...) le porte alla costruzione di un vero e proprio Stato europeo; e “antieuropeisti”, che invece, adottano una posizione piu? prudente nella prospettiva di una pragmatica irrinunciabilita? alla primazia degli Stati na- zionali. Essenzialmente, dunque, il contrasto matura sulla questione relativa alla identita? giuridica (presente e futura) dell ?UE, alla possibilita? di un transito dall 'UE ad oggi costruita come unione di Stati sovrani ad un nuovo soggetto (Sta- to federale europeo ?) dotato di potere “sovrano”. In questo dibattito, la recente sentenza, con cui il Tribunale costituzionale federa- le tedesco e? tornata ad occuparsi del processo di integrazione comunitaria, inter- viene con tono autorevole e, forse, ultimativo. “Autorevole” e? il tono, sia in ragione dell 'organo che l 'ha emessa –come e? noto, le decisioni del Bundesverfassungsgericht sono sempre destinate a fungere da “pre- cedente di riguardo” anche per le altre Corti costituzionali europee; ma anche perche? cerca di ribadire le condizioni che, secondo la Costituzione vigente, pos- sono legittimare e guidare l 'ulteriore sviluppo del processo di integrazione co- munitaria. Preliminarmente, vanno ribaditi alcuni dati obiettivi, utili alla comprensione del decisum costituzionale. Il Tribunale, nella specie, non dichiara l 'illegittimita? della legge “bicamerale” sul trattato di Lisbona e, cosi?, dei contenuti del trattato stesso ma censura la soluzione organizzativa “interna” consequenziale all 'evento della ratifica del trattato, dichiarando illegittima costituzionalmente la (sola) legge sull 'estensione ed il rafforzamento dei diritti del Bundestag e del Bundesrat nelle vicende relative all 'Unione europea (in quanto l 'ampiezza di tali diritti non e? sta- ta configurata –secondo il Giudice- in base ai criteri delle ragioni indicate nel pa- ragrafo C. II. 3). I paradigmi costituzionali normativi che la Corte pone in campo sono molteplici: in primo luogo, l 'art. 38 (diritto elettorale), declinato tuttavia nel suo significato sostanziale 1; quindi l 'art. 23 GG (Europa-Artikel), che de?tta le condizioni essen- ziali per la partecipazione tedesca al processo di integrazione comunitaria. Inoltre l 'art. 20, che sancisce i caratteri della Repubblica federale tedesca quale Stato “democratico” e “sociale”, oltre al generale art. 1 GG, prescrittivo della tutela della dignita? umana 2. In ogni caso, come ben sottolinea anche Matthias Jastaedt, la Cor- te ricorre al solo punto di orientamento vincolante e indisponibile della sua deci- sione, la Carta costituzionale vigente3.

 

2. Le connotazioni dogmatiche del “Lissabon-Urteil”: lo sviluppo “adeguato” del principio democratico come controlimite strutturale al processo di integrazione comunitaria.

La sentenza, che nella sua struttura motivazionale evidentemente articolata e complessa presenta -soprattutto nella prima parte- un corpo teoretico-dogmatico notevole, si configura come una sorta di piu? ampio (ma coerente) svolgimento di quella linea giurisprudenziale intrapresa fin dalla “Solange II”, poi affermata con maggior forza nel successivo “Maastricht-Beschluss” (1993). Viene ribadita, cosi?, l ?esistenza di controlimiti effettivi al processo di integrazione sovranazionale, che si compendiano nella formula –tuttavia, per certi aspetti, poco perspicua (v. infra)- dell ?identita? costituzionale4, al cui rispetto e? chiamato a sovrintendere, in ultima analisi, lo stesso Tribunale costituzionale federale. Inoltre, per la decisione relativa a cessione di quote ulteriori di sovranita? verso il livello sovranazionale, viene confermata come necessaria la partecipazione dell 'organo parlamentare, anche quando il diritto comunitario non faccia prescri- zione di atti interni di ratifica.

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